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Scuola in Piemonte: cattedre scoperte e carenza di docenti

In Piemonte si apre il nuovo anno scolastico con migliaia di cattedre scoperte

Scuola in Piemonte: cattedre scoperte e carenza di docenti

Il suono della campanella in Piemonte riporta a galla le vecchie abitudini di un sistema in affanno. Con circa 68 mila cattedre distribuite sul territorio regionale, la gestione del reclutamento continua a mostrare crepe profonde che si traducono in cattedre scoperte già dai primissimi giorni di lezione.

Analizzando i dati forniti dai sindacati della scuola e dagli uffici scolastici territoriali, emerge chiaramente come il fenomeno non riguardi più solo le zone periferiche, ma colpisca in modo uniforme anche i grandi centri urbani come Torino, Novara e Alessandria. Le immissioni in ruolo disposte all'inizio dell'estate hanno coperto solo una frazione dei posti vacanti, lasciando scoperto oltre il 30% dell'organico che deve essere necessariamente assegnato tramite contratti a tempo determinato.

La situazione si fa particolarmente complessa nella scuola primaria e sui posti di sostegno, dove la mancanza di docenti specializzati rappresenta un’emergenza ormai strutturale. A livello nazionale, e il Piemonte non fa eccezione, i posti in deroga assegnati per l'assistenza agli alunni con disabilità superano spesso il cinquanta percento del totale, costringendo le scuole a rinnovare i contratti di anno in anno e impedendo di fatto la costruzione di un progetto educativo a lungo termine.

Chi vive la scuola dall'interno sa bene cosa significhi iniziare le lezioni con l'organico incompleto, tra nomine tardive e supplenti che arrivano quando i programmi sono già partiti. Questo dinamismo burocratico ha pesanti ripercussioni anche sul personale ATA e sulle segreterie scolastiche, costrette a gestire una mole sproporzionata di prese di servizio, verifiche dei titoli e decreti di ricostruzione della carriera in periodi dell'anno già fortemente sovraccarichi.

Le graduatorie esaurite costringono gli istituti a ricorrere continuamente alle MAD (Messe a Disposizione, oggi trasformate formalmente in interpelli) e a un turn-over che disorienta gli studenti e le famiglie. Ma quanto costa, in termini di continuità didattica, rincorrere le nomine ogni singolo anno? La risposta si riflette direttamente sulla qualità dell'offerta formativa, soprattutto per gli alunni che avrebbero bisogno di un supporto stabile e qualificato.

Il quadro normativo attuale, che fa perno sulle procedure concorsuali accelerate previste dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) e sulle recenti modifiche al decreto legislativo 59/2017, non sembra aver ancora trovato il passo giusto per colmare il divario tra domanda e offerta di docenti abilitati. Le immissioni tramite call veloci e GPS straordinarie hanno ridotto i tempi di attesa burocratica ma non hanno moltiplicato il numero dei professionisti in possesso dei titoli specifici richiesti dalla normativa scolastica.

La carenza di docenti specializzati sul sostegno penalizza il diritto allo studio e sovraccarica le segreterie scolastiche di adempimenti straordinari.

Dal punto di vista pratico, questa cronica carenza si traduce in un vero e proprio "carosello" di docenti per singola classe. Non è raro che uno studente cambi tre o quattro insegnanti di una stessa materia nel giro di pochi mesi. Questa instabilità mina la relazione educativa, rende difficile il recupero delle carenze formative e costringe i consigli di classe a continui riallineamenti della programmazione didattica per adattarsi alle diverse metodologie dei supplenti che si succedono.

Il meccanismo delle immissioni in ruolo e delle supplenze annuali mostra tutta la sua macchinosità, schiacciato da algoritmi che spesso non riescono a coprire il fabbisogno reale delle scuole piemontesi. Le anomalie del sistema informatizzato ministeriale, segnalate più volte dalle associazioni di categoria, generano errori di assegnazione e rinunce a catena che allungano ulteriormente i tempi di stabilizzazione delle cattedre.

E mentre si cercano soluzioni tampone, la pressione sulle istituzioni scolastiche locali resta altissima, evidenziando la necessità di ripensare radicalmente i canali di abilitazione e accesso all'insegnamento per chi desidera intraprendere questa professione. Diventa fondamentale investire sulla formazione universitaria abilitante e sui percorsi di specializzazione, affinché l'ingresso nella scuola non sia più affidato all'emergenza ma a una programmazione strutturata del fabbisogno formativo regionale.

Per approfondire: CEMFORM propone eCampus Specializzazione Sostegno — il percorso ideale per i docenti precari che vogliono acquisire il titolo di specializzazione e rispondere alla crescente richiesta di insegnanti di sostegno nelle scuole italiane.

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