Centosettantacinque province italiane e città metropolitane si preparano a ridisegnare il supporto agli studenti con disabilità attraverso i Gruppi per l'Inclusione Territoriale. L'applicazione pratica dell'articolo 9 del decreto legislativo 66 del 2017 entra finalmente nel vivo, sbloccando una pianta organica che assegna complessivamente trecentosettantacinque posti a livello nazionale. Gli Uffici Scolastici Regionali hanno ricevuto il via libera per avviare le selezioni, un passaggio burocratico atteso dagli istituti per coordinare con maggiore efficacia le risorse dedicate al sostegno didattico.
Il percorso che ha portato all'attivazione a pieno regime dei GIT affonda le radici nella riforma complessiva del sostegno introdotta dai decreti attuativi della Legge 107/2015. L'obiettivo primario del legislatore, ribadito anche dalle successive modifiche correttive del D.Lgs. 96/2019, è superare la frammentazione territoriale che storicamente ha penalizzato la qualità dell'integrazione scolastica. Fino ad oggi, la carenza di un raccordo strutturato tra i singoli istituti, gli enti locali e le aziende sanitarie locali ha spesso lasciato i docenti di sostegno isolati nella gestione dei casi più complessi. Con l'operatività dei GIT, si punta a creare una cabina di regia provinciale capace di leggere i fabbisogni reali del territorio prima ancora dell'avvio delle lezioni, ottimizzando l'assegnazione delle risorse umane e strumentali.
Chi può presentare la domanda per entrare a far parte di questi organismi di supporto? La normativa richiede un requisito preliminare non negoziabile: il possesso della specializzazione sul sostegno didattico, un titolo che certifica il percorso formativo specifico svolto dal docente. A questo si aggiunge solitamente la richiesta di un'anzianità di servizio minima maturata proprio nel settore dell'insegnamento di sostegno, così da garantire che i componenti dei gruppi possiedano non solo la teoria pedagogica, ma anche una solida esperienza sul campo nella stesura e nell'attuazione dei progetti didattici personalizzati.
Ma quali saranno le mansioni operative che questi insegnanti dovranno svolgere una volta insediati? Il compito principale consiste nel supportare le scuole nella definizione dei piani educativi individualizzati e nella verifica dei progetti di inclusione, operando in stretto contatto con i dirigenti scolastici e le famiglie. I GIT esercitano inoltre funzioni di consulenza e proposta nei confronti degli stessi USR per la migliore utilizzazione complessiva delle risorse di sostegno, oltre a collaborare con i GLIR (Gruppi di Lavoro Interistituzionali Regionali) e con i Gruppi di Lavoro Operativo per l'Inclusione (GLO) delle singole istituzioni scolastiche. La loro azione si rivela cruciale, ad esempio, nella gestione delle richieste di deroga per il numero di ore di sostegno o nell'individuazione di percorsi formativi specifici per il personale docente e ATA.
Le procedure selettive variano da regione a regione, delegate direttamente agli USR territoriali che stabiliscono i criteri di valutazione dei titoli e dei servizi prestati.
Il supporto specialistico sul territorio rappresenta l'anello di congiunzione tra le direttive ministeriali e la concreta realtà delle aule scolastiche.Un coordinamento territoriale efficiente riduce le distanze tra le famiglie e gli istituti, offrendo un argine concreto alle difficoltà organizzative che spesso emergono nella gestione dei Piani Educativi Individualizzati.
Le ricadute organizzative di questo provvedimento interessano direttamente l'intera comunità scolastica, imponendo una revisione dei flussi di comunicazione tra scuola e famiglia. Spesso, infatti, il contenzioso legale tra i genitori degli alunni con disabilità e le istituzioni scolastiche nasce proprio da una percezione di isolamento o dalla difficoltà di interpretare correttamente le linee guida ministeriali. Un GIT attivo e autorevole funge da terzo super partes, capace di mediare le istanze delle famiglie con i vincoli di bilancio e di organico imposti dal Ministero dell'Istruzione e del Merito, prevenendo così i ricorsi ai tribunali amministrativi che ogni anno rallentano l'avvio dell'anno scolastico.
La complessità crescente della didattica inclusiva richiede competenze sempre più mirate e aggiornate, spingendo molti docenti a potenziare il proprio curriculum con percorsi formativi riconosciuti. Con l'introduzione di modelli pedagogici basati sull'Universal Design for Learning (UDL) e sull'uso consapevole delle tecnologie assistive, la figura del docente specializzato deve evolvere costantemente per rispondere alle sfide poste dalle disabilità sensoriali, motorie e intellettive, oltre che dai disturbi evolutivi specifici.
Per chi punta a rafforzare il proprio profilo professionale nell'ambito del sostegno e della didattica inclusiva, l'offerta formativa universitaria rappresenta un tassello strategico per affrontare con successo le future sfide della scuola pubblica, garantendo non solo l'accesso alle graduatorie e ai ruoli di coordinamento, ma soprattutto un'efficacia didattica tangibile ed emancipatoria per gli studenti.
Per approfondire: CEMFORM propone eCampus Specializzazione Sostegno — il percorso universitario mirato a formare i docenti specializzati per l'insegnamento di sostegno e la gestione delle disabilità scolastiche.


