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Sicurezza a scuola: monitoraggio gas Radon all'Istat

Pubblicata la delibera per il monitoraggio del gas Radon nelle sedi Istat di Roma.

Sicurezza a scuola: monitoraggio gas Radon all'Istat

Photo by Max Fischer on Pexels

La tutela della salute nei luoghi di lavoro pubblici passa attraverso interventi mirati di prevenzione ambientale. Un tema che non riguarda soltanto le aule didattiche, ma l'intero sistema degli enti di ricerca e delle amministrazioni collegate al comparto scolastico ed educativo.

Nel panorama della sicurezza indoor, la valutazione dei rischi legati agli agenti fisici e chimici invisibili rappresenta una priorità assoluta per il datore di lavoro pubblico. La normativa vigente impone standard rigorosi che non si limitano alla mera conformità formale, ma richiedono un monitoraggio attivo e costante delle condizioni microclimatiche e ambientali all'interno dei luoghi di lavoro chiusi.

È stata pubblicata ufficialmente la delibera di affidamento relativa alla procedura identificata dal CIG BC542D345A, focalizzata sulla fornitura di dispositivi per la misurazione delle concentrazioni e la dosimetria di gas Radon nelle sedi romane dell’Istituto Nazionale di Statistica.

I dettagli del provvedimento e la tempistica

Il documento chiave che sblocca l'iter operativo è la Delibera di affidamento DAC 559 del 6 agosto 2026, resa pubblica il successivo 19 agosto 2026. L'intervento punta a mappare con precisione la presenza di questo gas radioattivo naturale, spesso presente nel sottosuolo e nei materiali edili, all'interno degli edifici istituzionali della capitale.

Questo tipo di procedura trova le sue fondamenta giuridiche nel Decreto Legislativo n. 101/2020, che ha recepito in Italia la direttiva europea Euratom in materia di protezione dalle radiazioni ionizzanti. Il testo normativo stabilisce limiti di riferimento ben precisi per la concentrazione di attività di Radon in aria nei luoghi di lavoro, fissando la soglia massima a 300 Bq/m³ (Becquerel per metro cubo). Per gli scantinati, i seminterrati e le aree a rischio specifico, l'attenzione deve essere ancora più alta, imponendo ai RSPP (Responsabili del Servizio Prevenzione e Protezione) di pianificare campagne di misurazione della durata non inferiore a un anno intero, così da compensare le variazioni stagionali nella ventilazione degli edifici.

Il quadro normativo e le responsabilità negli enti di ricerca

Negli anni recenti, la sensibilità verso la qualità dell'aria indoor negli uffici statali e negli istituti di ricerca è cresciuta esponenzialmente. A differenza di altri inquinanti, il Radon è un gas nobile inodore, incolore e insapore, caratteristica che lo rende particolarmente insidioso. La sua decadenza genera particelle radioattive che, se inalate, possono depositarsi nel tratto bronchiale e polmonare. Secondo i dati forniti dall'Organizzazione Mondiale della Sanità e dall'Istituto Superiore di Sanità, il Radon rappresenta la seconda causa di tumore al polmone dopo il fumo di sigaretta, e la principale tra i non fumatori.

Per il comparto pubblico, e in particolare per le strutture amministrative e di ricerca, l'obbligo di misurazione non è subordinato alla presenza di specifiche segnalazioni, ma costituisce un adempimento sistematico. In caso di superamento dei limiti di legge, il datore di lavoro è tenuto ad attuare interventi correttivi entro un arco temporale definito, che spaziano dall'installazione di sistemi di pressurizzazione del suolo all'implementazione di barriere radon e sistemi di ventilazione meccanica controllata (VMC).

La sicurezza negli edifici pubblici richiede controlli costanti sui rischi invisibili, come dimostrano le recenti disposizioni per il monitoraggio ambientale negli enti di ricerca.

Ma quali sono le reali implicazioni di queste verifiche per chi lavora quotidianamente negli uffici statali? L'esposizione prolungata al Radon rappresenta uno dei principali fattori di rischio per la salute polmonare negli ambienti chiusi, rendendo indispensabili campagne di misurazione periodica e interventi di mitigazione strutturale ove necessario.

Dal punto di vista pratico, il personale tecnico e amministrativo coinvolto in queste procedure deve seguire protocolli specifici per il corretto posizionamento dei dosimetri passivi o attivi. I dispositivi, solitamente basati su tracce nucleari o su camere a elettrete, vengono distribuiti nei locali al piano terra e nei seminterrati, lasciati intatti per il periodo di rilevazione e successivamente inviati a laboratori accreditati per l'analisi spettrometrica.

L'affidamento si inserisce nel quadro più ampio degli adempimenti in materia di sicurezza sul lavoro, confermando l'attenzione verso la salubrità degli spazi frequentati dal personale amministrativo e dai ricercatori. L'efficacia di queste misure dipenderà dalla tempestività con cui i dosimetri verranno posizionati e dai successivi dati raccolti nei prossimi mesi, offrendo un modello replicabile anche per le istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado che condividono analoghe problematiche strutturali.

Fonte: Istat, delibera del 6 agosto 2026

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Fonti: ISTAT
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