Il traguardo di un concorso ordinario vinto rappresenta spesso la svolta professionale che un docente precario attende per anni, ma nel sistema scolastico italiano le regole burocratiche si scontrano regolarmente con la realtà umana delle aule. Uno studente di diciassette anni, iscritto all'ultimo anno di una scuola superiore e con una disabilità grave, ha deciso di impugnare carta e penna per scrivere direttamente al Ministro dell'Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara e al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Il motivo di questo appello insolito quanto disperato riguarda la cattedra di sostegno della sua insegnante, che avendo superato il concorso si trova ora nella condizione di dover cambiare istituto o tipologia di contratto, interrompendo quel legame educativo costruito con fatica nel corso degli anni.
La continuità didattica per gli alunni con disabilità rappresenta una delle criticità storiche più complesse da gestire per gli uffici scolastici regionali e per i dirigenti scolastici. Cambiare insegnante di sostegno all'alba dell'ultimo anno delle superiori significa costringere un ragazzo fragile a ricominciare da capo, affidandosi a una nuova figura che dovrà imparare a conoscerne i bisogni, i codici di comunicazione e le specificità cliniche. «Non posso perdere la cattedra conquistata a fatica e soprattutto non posso abbandonare l'alunno che seguo da anni», ripete l'insegnante, intrappolata tra il legittimo coronamento di un percorso di stabilizzazione lavorativa e il dovere morale nei confronti di uno studente che vede in lei un punto di riferimento insostituibile per il proprio percorso di vita e di autonomia.
Il nodo centrale della questione risiede nei trasferimenti e nelle assegnazioni di sede legati alle immissioni in ruolo dei vincitori di concorso, che spesso non tengono conto dei vincoli di permanenza già maturati sul sostegno o delle richieste specifiche delle famiglie. Le organizzazioni sindacali denunciano da tempo come le procedure di mobilità calpestino regolarmente il principio della continuità educativa, trattando il personale docente come un numero intercambiabile all'interno delle graduatorie ministeriali. Ma cosa accade realmente alla qualità dell'inclusione quando la burocrazia prevale sulle esigenze relazionali dell'alunno? La risposta emerge chiaramente dai dati sull'abbandono emotivo e sulle difficoltà di ambientamento che si registrano ogni anno a settembre in migliaia di istituti italiani.
La lettera inviata al Quirinale riaccende i riflettori su un vuoto normativo che penalizza sia i docenti specializzati sia gli studenti più vulnerabili del Paese. Fino a quando il reclutamento statale non prevederà corsie preferenziali o salvaguardie specifiche per chi garantisce la continuità su posti di sostegno complessi, vicende simili continueranno a ripetersi, trasformando un diritto costituzionale allo studio in una lotteria amministrativa.
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