Il tavolo delle trattative sindacali torna a scaldarsi sul fronte economico per il comparto istruzione e ricerca. Marcello Pacifico, presidente nazionale del sindacato Anief, ha messo nero su bianco una richiesta formale indirizzata direttamente al Governo in vista della prossima legge di bilancio.
Nel mirino c'è la struttura retributiva del personale scolastico, che continua a soffrire un divario storico rispetto ad altri comparti statali. La proposta avanzata prevede un incremento di almeno 150 euro mensili sulla indennità integrativa speciale, con decorrenza fissata a partire dal 2027. Una misura che punta a sbloccare una voce rimasta ferma al palo dal 2003, totalmente impermeabile alle dinamiche dell'inflazione registrata negli ultimi vent'anni.
Analizzando nel dettaglio il potere d'acquisto dei dipendenti pubblici, emerge chiaramente come il settore della scuola abbia subito una perdita reale superiore al venti percento nell'ultimo decennio, complici le fiammate inflazionistiche registrate tra il 2022 e il 2023. A differenza di altri ministeri che hanno potuto contare su fondi specifici per la contrattazione integrativa e su indennità di amministrazione ben più generose, il comparto istruzione è rimasto vincolato a una tabella stipendiale rigida. Questa situazione non solo demotiva il personale in servizio, ma rende sempre meno attrattiva una professione – sia docente che amministrativa – che fatica a intercettare i giovani neolaureati, ormai orientati verso settori privati o altre branche della pubblica amministrazione in grado di offrire garanzie economiche adeguate alle responsabilità assunte quotidianamente.
La richiesta di un incremento mensile sulla IIS rappresenta per il sindacato il primo passo obbligato per iniziare a colmare il divario tra gli stipendi della scuola e quelli dei dipendenti di ministeri ed enti locali.
Le ripercussioni di questo scenario toccano da vicino anche il personale ATA, reduce dall'accordo del primo luglio sulla parte economica del nuovo CCNL Scuola che ha introdotto un'una tantum lorda di 110 euro. Una cifra che lo stesso vertice sindacale ha definito come il minimo ottenibile sfruttando i residui degli aumenti tabellari al 5,9 percento programmati per gennaio 2027, ammettendo però che parliamo di interventi tampone incapaci di risolvere la questione strutturale.
Entrando nel merito del personale amministrativo, tecnico e ausiliario, il quadro delle responsabilità si è fatto via via più complesso a seguito della digitalizzazione dei processi ministeriali e della gestione dei fondi legati al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Gli assistenti amministrativi e i direttori dei servizi generali e amministrativi (DSGA) gestiscono oggi carichi di lavoro paragonabili a quelli dei funzionari ministeriali, pur percependo emolumenti sensibilmente inferiori. È proprio in questo contesto di profonda trasformazione professionale che si inserisce la necessità, da parte dei lavoratori, di puntare sulla propria crescita di competenza e sulla valorizzazione del proprio profilo all'interno delle graduatorie di merito, sfruttando ogni strumento di qualificazione disponibile per migliorare la propria posizione professionale ed economica.
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Ma quale sarà la reale sostenibilità di queste richieste nelle pieghe della prossima manovra finanziaria? L'esecutivo dovrà fare i conti con risorse limitate, mentre le sigle sindacali continuano a premere per ottenere equiparazioni salariali che rendano giustizia a una categoria professionale spesso fanalino di coda nella pubblica amministrazione.
Il confronto con i dati forniti dalle principali agenzie di statistica economica evidenzia che la spesa pubblica per l'istruzione in Italia resta inferiore alla media dei paesi dell'Unione Europea, sia in percentuale del Prodotto Interno Lordo sia per quanto riguarda la spesa per singolo studente. Le organizzazioni sindacali non chiedono soltanto un adeguamento una tantum, ma una riforma strutturale dei meccanismi di progressione di carriera e l'introduzione di indennità specifiche che riconoscano il rischio e la complessità dell'operare quotidiano nelle istituzioni scolastiche. Con l'avvicinarsi della sessione di bilancio autunnale, la pressione politica sul Ministero dell'Istruzione e del Merito e sul Ministero dell'Economia e delle Finanze è destinata a intensificarsi ulteriormente, trasformando la questione salariale nel vero banco di prova per la stabilità sociale della scuola italiana nei prossimi anni.


