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Stop ai social per under 15: in Francia bocciato il divieto

La Corte Costituzionale francese boccia il divieto di social per gli under 15: la misura è una limitazione sproporzionata della libertà.

Stop ai social per under 15: in Francia bocciato il divieto

Photo by Pavel Danilyuk on Pexels

Il Consiglio costituzionale francese ha ufficialmente respinto il divieto di utilizzo dei social network per i minori di 15 anni. Secondo i giudici transalpini, la misura rappresenta una limitazione sproporzionata della libertà di espressione e comunicazione delle giovani generazioni. La norma, inserita nell'articolo 1 della legge di tutela dei minori, è stata giudicata non adeguata, necessaria e proporzionata rispetto agli scopi prefissati dal governo.

L'esame della Corte si è concentrato esclusivamente su questo specifico articolo, lasciando del tutto intatto il provvedimento che vieta l'uso dello smartphone nelle scuole superiori a partire dal prossimo 1° settembre. Una distinzione netta tra il perimetro scolastico e la vita digitale domestica, che apre nuovi interrogativi sulle modalità di intervento statale nella sfera privata dei ragazzi.

Dal punto di vista sociologico e pedagogico, la decisione riaccende il dibattito sul confine tra protezione e responsabilizzazione digitale. Secondo i dati diffusi di recente dalle autorità sanitarie francesi, oltre l'80% dei ragazzi tra gli 11 e i 14 anni possiede un profilo attivo su almeno due piattaforme social, trascorrendo in media più di tre ore al giorno connesso. L'esecutivo puntava a incidere proprio su questa fascia d'età, ritenuta particolarmente vulnerabile agli algoritmi di raccomandazione e ai fenomeni di dipendenza comportamentale, oltre che al cyberbullismo.

La reazione dell'Eliseo e le prossime mosse

Nonostante il riconoscimento della necessità di tutelare il superiore interesse del minore, il collegio ha evidenziato come il blocco si applicasse anche a piattaforme prive di rischi documentati. Ma cosa prevedeva esattamente il calendario normativo bloccato dai giudici? Il divieto avrebbe dovuto colpire colossi come TikTok, Snapchat, Instagram e X a partire dal 1° settembre per i nuovi account, per poi estendersi ai profili già esistenti entro il 1° gennaio 2027.

Il nodo centrale sollevato dai giudici costituzionali riguarda l'assenza di strumenti di verifica dell'età che non violino al contempo la privacy degli utenti adulti. I sistemi di identificazione digitale proposti finora, basati sull'invio di documenti d'identità o su stime biometriche, sono stati ritenuti troppo invasivi rispetto ai benefici attesi in termini di filtraggio dei contenuti. Questo aspetto sposta ora l'attenzione sull'applicazione del Digital Services Act (DSA) a livello europeo, che impone obblighi stringenti di trasparenza ai giganti della tecnologia ma senza arrivare a un divieto generalizzato per fasce d'età.

La protezione dei minori online resta una priorità, ma ogni restrizione deve superare il vaglio rigoroso della proporzionalità giuridica.

La battuta d'arresto non ha però fermato l'esecutivo guidato da Emmanuel Macron. Il presidente ha immediatamente incaricato il primo ministro Sébastien Lecornu di scrivere una nuova formulazione normativa, tenendo conto sia delle censure costituzionali sia del quadro giuridico europeo. L'obiettivo dell'Eliseo resta quello di portare a termine la riforma entro la primavera del 2027, muovendosi in un contesto internazionale che vede oltre trenta Stati valutare restrizioni simili per i giovanissimi.

In questo scenario in evoluzione, la scuola si conferma il primo presidio di educazione civica digitale. Per il personale docente e per gli assistenti amministrativi chiamati a gestire i regolamenti d'istituto e i progetti di cittadinanza digitale, diventa fondamentale acquisire competenze certificate per orientare gli studenti all'uso critico della rete, andando ben oltre il semplice divieto sanzionatorio.

Per approfondire: CEMFORM propone DigCompEdu — la certificazione delle competenze digitali specifica per docenti, ideale per gestire la transizione digitale e la cittadinanza attiva in classe.

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