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Storia a scuola: Franco Cardini critica l'eurocentrismo nei programmi

Con le nuove Indicazioni nazionali dal 2026, lo storico Franco Cardini riflette su come insegnare la storia oltre i confini dell'Occidente.

Storia a scuola: Franco Cardini critica l'eurocentrismo nei programmi

Mancano poche settimane al suono della prima campanella e il dibattito sui programmi scolastici si arricchisce di spunti profondi. A riaccendere la discussione è lo storico Franco Cardini, che a ridosso del rientro in classe ha puntato il dito contro un limite storico della didattica italiana: la tendenza a concentrare i programmi quasi esclusivamente sulle vicende del mondo occidentale.

La questione non è di poco conto, soprattutto in vista dell'anno scolastico 2026-2027. Sarà proprio in quella finestra temporale che le nuove Indicazioni nazionali cominceranno a trovare applicazione pratica nel primo ciclo di istruzione, partendo direttamente dalle classi prime della scuola primaria. Ripensare i manuali e i metodi di trasmissione del sapere storico diventa quindi una necessità non più rimandabile per chi vive la scuola ogni giorno.

Analizzando nel dettaglio il contesto normativo, la revisione dei programmi si inserisce in un più ampio quadro di riforme strutturali che mirano a rendere l'offerta formativa italiana più aderente agli standard europei e internazionali. I decreti ministeriali che traghetteranno la scuola verso il biennio 2026-2027 pongono l'accento sullo sviluppo delle competenze di cittadinanza globale, un concetto che fatica a trovare piena attuazione finché i libri di testo continueranno a dedicare il novanta per cento dello spazio cronologico alle vicende greco-romane ed europee, relegando le civiltà asiatiche, africane e precolombiane a semplici note a piè di pagina o a rapidi accenni estemporanei.

Le statistiche demografiche parlano chiaro: secondo i più recenti report del Ministero dell'Istruzione e del Merito, gli studenti con background migratorio nelle scuole italiane hanno superato stabilmente il 10% della popolazione scolastica totale, con punte che toccano il 20% e oltre in alcune aree metropolitane del Nord e del Centro Italia. Come possono i ragazzi riconoscersi in una narrazione che ignora intere civiltà? Le aule italiane accolgono una popolazione studentesca sempre più variegata e multiculturale, e la scuola rischia di perdere la sua funzione di ascensore sociale e di luogo di integrazione se il curricolo non riflette la complessità del mondo reale.

Cardini richiama la comunità docente a un'assunzione di responsabilità culturale, superando la tradizionale visione eurocentrica che domina i testi scolastici da decenni. La sfida per i professori di storia e lettere sarà quella di integrare nei piani di studio le dinamiche globali, offrendo chiavi di lettura adeguate al mondo contemporaneo. Questo non significa cancellare la storia d'Europa, che resta fondamentale per comprendere le radici istituzionali e culturali del nostro Paese, ma piuttosto ricalibrare la prospettiva, inserendo gli eventi europei all'interno di una rete di scambi, influenze reciproche e contatti che da sempre caratterizzano la parabola dell'umanità.

Insegnare la storia oggi significa accettare la sfida di raccontare un pianeta intero e non soltanto il nostro piccolo angolo di mondo.

Sul piano pratico, la transizione verso una didattica policentrica richiede un profondo ripensamento degli strumenti di lavoro quotidiani. Non si tratta soltanto di adottare nuovi manuali — operazione spesso lenta e complessa per via dei vincoli editoriali e ministeriali — quanto di dotare i docenti di una flessibilità metodologica inedita. I professori devono poter attingere a fonti storiografiche non occidentali, utilizzare la geografia storica come chiave interpretativa complementare e favorire l'approccio laboratoriale, dove l'indagine storica parte spesso da oggetti, memorie familiari o geografie locali per aprirsi ai grandi scenari planetari.

Questo cambiamento di paradigma ha inevitabili ripercussioni anche sulla formazione continua del personale scolastico. Per affrontare questo rinnovamento metodologico e culturale, i docenti delle scuole secondarie possono ampliare le proprie competenze disciplinari attraverso percorsi mirati come il Master Area Socio-Letteraria Storico-Geografica, utile per arricchire la didattica con sguardi interdisciplinari e globali.

Inoltre, l'impatto di questa evoluzione didattica si riflette indirettamente anche sull'organizzazione complessiva dell'istituzione scolastica e sul lavoro del personale ATA, chiamato a supportare la gestione di laboratori multimediali, biblioteche scolastiche rinnovate con testi inclusivi e progetti di scambio culturale. Quando la didattica si apre al mondo, l'intera comunità educante è chiamata a fare squadra per trasformare la scuola in un vero e proprio crocevia di saperi senza confini.

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