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Straining a scuola: come riconoscere l'ambiente di lavoro stressante

Lo straining a scuola è una realtà complessa. Scopri come la Cassazione tutela docenti e personale ATA contro l'ambiente di lavoro stressante.

Straining a scuola: come riconoscere l'ambiente di lavoro stressante

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Il riconoscimento della malattia professionale per stress da lavoro correlato rappresenta una sfida complessa per il personale scolastico. Sebbene il sistema di prevenzione dovrebbe garantire la tutela della salute, la realtà quotidiana di molti docenti e membri del personale ATA rivela spesso scenari di profondo disagio. La giurisprudenza, e in particolare la Corte di Cassazione, ha iniziato a delineare con maggiore precisione i contorni dello straining, una condizione che si distingue dal mobbing ma che può causare danni altrettanto significativi alla salute psico-fisica del lavoratore.

A differenza del mobbing, che richiede una pluralità di azioni vessatorie reiterate nel tempo con un chiaro intento persecutorio, lo straining si configura anche in presenza di un numero limitato di azioni stressogene. La Cassazione, con l'ordinanza n. 12518 del 2025, ha ribadito che il datore di lavoro è responsabile qualora consenta, anche per colpa, il perdurare di un ambiente lavorativo nocivo. Tale obbligo di protezione trova il suo fondamento nell'articolo 2087 del Codice Civile, che impone al datore di adottare tutte le misure necessarie a tutelare l'integrità fisica e la personalità morale dei dipendenti.

Lo straining si verifica quando vi siano comportamenti stressogeni scientemente attuati o quando il datore di lavoro consenta, anche colposamente, il mantenersi di un ambiente fonte di danno alla salute.

Per identificare correttamente una situazione di straining, la giurisprudenza suggerisce di osservare cinque elementi chiave. Il primo è la presenza di un comportamento ostile o penalizzante, che può manifestarsi attraverso l'isolamento, il demansionamento, l'esclusione dalle comunicazioni ufficiali o l'assegnazione di carichi di lavoro sproporzionati. Il secondo elemento riguarda gli effetti prolungati nel tempo: anche un singolo atto può avere ripercussioni stabili sulla qualità della vita professionale del dipendente.

Il terzo fattore è la pressione psicologica continua, che genera ansia, umiliazione o una costante tensione relazionale. Il quarto elemento è lo squilibrio di potere, tipico di contesti in cui il lavoratore si trova in una posizione di subordinazione gerarchica che gli impedisce di contrastare efficacemente le condotte subite. Infine, deve sussistere un danno concreto e verificabile, documentabile attraverso certificazioni mediche, scambi di email o testimonianze che attestino il peggioramento del benessere psico-fisico o della reputazione professionale.

La tutela del diritto alla salute nel contesto scolastico non passa solo attraverso la consapevolezza dei propri diritti, ma anche tramite la valorizzazione delle proprie competenze professionali. Spesso, il miglioramento del proprio profilo e l'acquisizione di nuove certificazioni possono offrire una maggiore autonomia e una tutela indiretta contro le dinamiche di demansionamento. Per chi desidera potenziare il proprio curriculum e migliorare la propria posizione nelle graduatorie, CEMFORM offre un ampio ventaglio di percorsi formativi riconosciuti.

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