Chiara Cozzetto, nota sindacalista e voce autorevole del settore, ha acceso i riflettori su una delle novità più discusse della procedura per l'assegnazione delle supplenze da GPS: i posti orario. Si tratta di cattedre nate dall'aggregazione di spezzoni residui, pensate per ampliare le possibilità di incarico ma che, nei fatti, nascondono insidie non di poco conto per chi compila le famose 150 preferenze.
Il meccanismo mira a ridurre il numero di ore scoperte sul territorio, un problema cronico che ogni settembre affligge gli uffici scolastici provinciali. Spesso gli spezzoni orari inferiori ai sei moduli rimanevano vacanti o venivano assegnati dai dirigenti scolastici tramite graduatorie di istituto con notevole ritardo. Ora l'algoritmo prova a ricomporre il puzzle a monte, creando cattedre fittizie o miste tra più istituzioni scolastiche dello stesso comune o distretto.
Ma cosa comporta accettare un posto orario distribuito su tre plessi differenti? Quali sono i rischi nascosti dietro la comodità di un contratto al 31 agosto? Il problema principale riguarda la gestione logistica delle ore di lezione, con docenti costretti a correre da una scuola all'altra, spesso senza il riconoscimento economico dei costi di spostamento o di frazionamento dell'orario di servizio.
L'algoritmo non ha buonsenso: se inserisci il posto orario senza valutare la distanza geografica tra le scuole, rischi di ritrovarti con un orario impossibile da gestire.
Durante la compilazione dell'istanza online, l'aspirante supplente deve prestare la massima attenzione all'ordine delle preferenze espresse. Inserire i posti orario senza un'attenta pianificazione geografica significa rischiare una nomina che, anziché dare stabilità, si trasforma in un vero e proprio tour de force quotidiano. Molti docenti sottovalutano questo aspetto, concentrandosi unicamente sul punteggio accumulato in graduatoria e dimenticando che la sostenibilità logistica incide pesantemente sulla qualità della didattica.
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