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Taranto, abbandono scolastico e il giro in moto che salva uno studente

A Taranto la storia di un prof che in moto convince un ragazzo a non lasciare la scuola per la strada. Ecco l'abbandono scolastico visto da vicino.

Taranto, abbandono scolastico e il giro in moto che salva uno studente

Non mi serve la licenza media per spacciare. Una frase così gelida e diretta, pronunciata a pochi giorni dall'esame di terza media, fotografa meglio di qualsiasi statistica ministeriale il baratro della dispersione scolastica in alcune periferie italiane. A Taranto, nell'istituto comprensivo Galileo Galilei, un ragazzo aveva già staccato la spina dal proprio futuro, deciso a voltare le spalle alle aule per un'esistenza ai margini.

Dietro questa scelta drastica si nascondeva un contesto familiare e sociale complesso, terreno fertile per la criminalità organizzata che adesca i giovanissimi offrendo facili guadagni in cambio dell'intera esistenza. Quando un alunno sparisce dai radar prima degli scrutini, la burocrazia scolastica si attiva con le lettere di richiamo, i verbali e le segnalazioni ai servizi sociali. Ma i pezzi di carta da soli non bastano a fermare chi ha già deciso di bruciare le tappe della propria giovinezza.

Il fenomeno dell'abbandono precoce dei percorsi formativi non rappresenta soltanto una ferita sociale, ma una vera e propria emergenza regolata da specifiche norme che impongono alla scuola di non voltarsi dall'altra parte. La normativa vigente, a partire dall'obbligo di istruzione innalzato a dieci anni (Legge 296/2006) e rafforzato dai recenti interventi legati al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) contro la dispersione scolastica, obbliga gli istituti a monitorare costantemente le presenze e ad attivare tempestivamente protocolli di recupero. Tuttavia, l'applicazione rigida dei decreti ministeriali, come le linee guida previste dal Decreto Ministeriale 170/2022, rischia di rimanere lettera morta se non viene accompagnata da una reale capacità di ascolto e da un'azione capillare sul territorio.

A ribaltare una storia che sembrava già scritta ci ha pensato il professor Luigi Faraldi, vicepreside della scuola ionica, che ha scelto la via dell'empatia concreta anziché quella del distacco istituzionale. Invece di limitarsi a una comunicazione formale, il docente è salito in sella alla sua moto, ha raggiunto il ragazzo nel suo quartiere e lo ha portato a fare un giro, parlandogli faccia a faccia lontano dai banchi e dalle tensioni del giudizio scolastico.

Il valore umano dietro i banchi di scuola

Quella chiacchierata informale tra il professore e l'adolescente ha smontato le certezze precarie costruite sulla strada, convincendo lo studente a rientrare a scuola e a sostenere gli esami conclusivi del primo ciclo di istruzione.

La vera sfida educativa si gioca fuori dai registri elettronici, laddove il docente diventa punto di riferimento per chi non ha altri adulti di cui fidarsi.
Episodi del genere dimostrano quanto il corpo docente debba spesso farsi carico di fragilità estreme che esulano dalla semplice trasmissione di programmi ministeriali, richiedendo competenze trasversali che vanno ben oltre la tradizionale preparazione disciplinare.

Per gli insegnanti e per il personale scolastico non docente, trovarsi in prima linea di fronte a situazioni di marginalità estrema significa spesso navigare a vista, privi di strumenti operativi specifici per gestire il disagio giovanile acuto. Le dinamiche di classe complesse, l'aggressività latente e il rischio di devianza minorile richiedono una formazione mirata che educhi alla relazione d'aiuto, alla mediazione dei conflitti e all'ascolto attivo. Spesso, la differenza tra un percorso scolastico che si interrompe e un talento che viene recuperato risiede proprio nella sensibilità pedagogica del singolo insegnante, un fattore che andrebbe istituzionalizzato e supportato attraverso percorsi di aggiornamento professionale strutturati e obbligatori per tutto il personale della scuola.

I dati sulla dispersione scolastica in Italia continuano a mostrare percentuali allarmanti, specialmente nel Mezzogiorno, dove la povertà educativa si intreccia strettamente con la criminalità locale e con tassi di disoccupazione strutturale che disincentivano l'investimento a lungo termine nello studio. Secondo le ultime rilevazioni dell'Istat e di INVALSI, la dispersione implicita ed esplicita nel Sud Italia supera ampiamente la media nazionale, condannando intere generazioni a una subalternità economica e culturale difficile da scalfire. Ogni volta che un quattordicenne abbandona l'istituto, il sistema perde un pezzo della sua funzione costituzionale e democratica. Per arginare questo fenomeno non bastano i fondi una tantum, ma servono investimenti strutturali sui territori, un potenziamento stabile dei servizi di supporto psicologico in ogni istituto comprensivo, e soprattutto la presenza quotidiana di insegnanti capaci di intercettare il disagio prima che diventi irreversibile.

Per approfondire: CEMFORM propone Master in Bullismo e Dinamiche Relazionali — un percorso formativo avanzato per docenti ed educatori focalizzato sulla prevenzione del disagio giovanile e sulla gestione delle dinamiche di classe difficili.

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