Cleopatra si aggira tra i corridoi dell'ateneo barese sfoggiando un caschetto curato e una maglia decorata con i geroglifici, muovendosi con la disinvoltura di una veterana dei social. Non siamo sul set di una serie TV, ma dentro la nuova strategia di comunicazione dell'Università degli Studi di Bari Aldo Moro per le immatricolazioni 2026-2027.
Dietro questa operazione virale c'è la firma dell'agenzia Kirweb, che ha deciso di stravolgere i tradizionali canoni dei manifesti universitari per puntare dritta sugli schermi degli studenti della Generazione Z. Insieme alla regina d'Egitto, figurano icone del passato come Archimede e Ippocrate, vestiti con abiti contemporanei e pronti a recitare battute infarcite di slang giovanile.
L'uso massiccio dell'intelligenza artificiale generativa in questo contesto non rappresenta soltanto un vezzo estetico o una trovata di marketing estemporanea, ma si inserisce in un trend europeo ben più ampio di ridefinizione del rapporto tra istituzioni formative e pubblico nativo digitale. Secondo gli ultimi rapporti dell'Osservatorio Nazionale sulla Comunicazione Pubblica, oltre l'82% dei giovani tra i 17 e i 19 anni individua nei canali social il proprio canale primario di orientamento, relegando i tradizionali open day in presenza a una fase successiva e di conferma. Questo cambio di paradigma impone agli atenei e agli istituti superiori di rivedere radicalmente i propri linguaggi, abbandonando il tono autoreferenziale e burocratico in favore di una comunicazione immediata, basata sul meme e sulla condivisione peer-to-peer.
Riusciranno i personaggi storici rilanciati dall'intelligenza artificiale a convincere i diplomati pugliesi a iscriversi?
Cleopatra consiglia le matricole sulle scelte universitarie utilizzando linguaggi digitali e un inaspettato riferimento alla focaccia barese.
La campagna barese apre inevitabilmente una riflessione profonda che si estende a cascata sull'intero sistema scolastico, coinvolgendo direttamente il corpo docente e il personale amministrativo. Se le università sperimentano la GenAI per attrarre immatricolazioni, le scuole secondarie di secondo grado si trovano oggi nella necessità inderogabile di formare studenti capaci non solo di fruire passivamente di questi contenuti, ma di decodificarli criticamente. Il Decreto Ministeriale n. 65/2023, inserito nel quadro delle linee guida del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) per le "competenze STEM e multilinguistiche nelle scuole", stanzia risorse miliardarie proprio per colmare il divario digitale, imponendo agli istituti scolastici di rinnovare i curricula e la didattica laboratoriale entro scadenze stringenti.
In questo scenario di transizione, la figura del docente non subisce una diminuzione di valore, ma attraversa una mutazione radicale. I professori e gli assistenti tecnici (ATA) non possono più limitarsi a trasmettere nozioni attraverso canali novecenteschi; sono chiamati a diventare registi di ambienti di apprendimento complessi e ibridi, dove l'alfabetizzazione mediatica e l'uso etico dell'intelligenza artificiale costituiscono requisiti di cittadinanza attiva. Le recenti indicazioni dell'Unione Europea in materia di alfabetizzazione digitale (quadro DigComp 2.2) sottolineano come la capacità di interagire criticamente con sistemi algoritmici e contenuti generati dall'AI rappresenti ormai una competenza chiave trasversale, certificabile e misurabile sia per gli studenti che per i professionisti della scuola.
La provocazione visiva spinge i futuri studenti a considerare l'ateneo non solo come un luogo di studio polveroso, ma come uno spazio dinamico e al passo con i tempi. La sfida tecnologica sposta così l'attenzione sulle competenze digitali applicate anche alla promozione istituzionale, un settore in cui la pubblica istruzione cerca faticosamente di rinnovarsi.
Per i docenti di ruolo e precari che guardano alle graduatorie provinciali per le supplenze (GPS), acquisire una padronanza certificata di questi strumenti non è soltanto un'opportunità di crescita professionale, ma una leva strategica per il punteggio e per l'adeguamento ai profili di competenza richiesti dal PNRR Istruzione. Sapere progettare unità di apprendimento che integrano la comunicazione visiva contemporanea e i linguaggi digitali significa rispondere puntualmente alle richieste del Ministero dell'Istruzione e del Merito in merito all'innovazione metodologica.
Per approfondire: CEMFORM propone IDCERT DigCompEdu — la certificazione delle competenze digitali per docenti e personale scolastico focalizzata sull'innovazione didattica (2 punti GPS).


