I dati parlano chiaro e ridisegnano la mappa della dirigenza scolastica italiana. Sette dirigenti su otto, per l'esattezza oltre l'86% del totale, hanno raggiunto la fascia più alta nella recente tornata di valutazione riferita all'anno scolastico 2024/25. A scattare la fotografia è l'ANP, l'associazione nazionale dei dirigenti pubblici, dopo l'incontro informativo svoltosi al Ministero dell'Istruzione e del Merito con la direttrice generale Antonella Tozza.
Questo quadro si inserisce all'interno di un impianto normativo ben preciso, regolato dal Decreto Legislativo n. 59/2017 e successive modifiche, che ha progressivamente ridefinito i criteri di misurazione della performance dirigenziale nel comparto Istruzione e Ricerca. Non si tratta più soltanto di una mera rendicontazione burocratica, ma di un sistema volto a monitorare la capacità di gestione amministrativa, finanziaria e didattica delle istituzioni scolastiche autonome, spesso chiamate a operare in contesti territoriali complessi e caratterizzati da forti disparità di risorse.
Entrando nei numeri comunicati da viale Trastevere, su un totale di 7.099 capi d'istituto sottoposti al vaglio dei revisori, ben 6.114 hanno centrato il livello massimo. Le cifre si assottigliano drasticamente man mano che si scende nelle fasce inferiori: appena 883 dirigenti si sono collocati nel livello intermedio, 94 in quello inferiore e solamente 8 non sono riusciti a raggiungere la soglia minima di 31 punti. Una piramide rovesciata che certifica, almeno sulla carta, una gestione complessivamente solida delle autonomie scolastiche italiane, pur evidenziando una concentrazione di giudizi eccellenti che solleva interrogativi sull'effettiva selettività dei parametri attuali.
Le ricadute di questa complessa macchina valutativa non riguardano esclusivamente la figura apicale dell'istituto, ma si estendono a cascata sull'intera organizzazione scolastica. Un dirigente valutato positivamente incide inevitabilmente sul clima d'istituto, sulla progettualità condivisa e sul coordinamento del personale docente e ATA. La gestione efficiente delle risorse, in particolare quelle legate ai fondi del PNRR per la riduzione dei divari territoriali e il contrasto alla dispersione, rappresenta ormai il banco di prova quotidiano su cui si misura la leadership educativa, richiedendo competenze trasversali che vanno ben oltre la tradizionale preparazione giuridico-amministrativa.
Il Ministero punta a spostare progressivamente l'attenzione sulle azioni concretamente realizzate, andando oltre i soli dati formali.
Non sono mancate le richieste di chiarimento da parte dei diretti interessati. Sono stati 711 i dirigenti che hanno scelto la via del contraddittorio per approfondire la propria posizione, mentre solo 66 hanno deciso di percorrere la strada della conciliazione formale presso l'Organismo di garanzia. Questo dato dimostra come il sistema di ricorso e autotutela, pur utilizzato da una minoranza, rappresenti uno strumento di garanzia fondamentale per tutelare la trasparenza del processo valutativo. Parallelamente, l'INVALSI ha avviato un'analisi qualitativa affidata a focus group mirati con 31 presidi, coordinati dal presidente Roberto Ricci, per sondare quegli aspetti che i numeri grezzi faticano a raccontare, come la capacità di innovazione metodologica e il grado di soddisfazione della comunità educante.
Le scadenze sul fronte valutativo non si fermano qui. All'inizio di agosto arriveranno i primi verdetti relativi alla regolarità nei tempi di pagamento delle fatture commerciali — un indicatore cruciale monitorato anche attraverso la piattaforma Pime —, mentre la fine del mese porterà i dati sull'attestazione dell'Organismo indipendente di valutazione. Ma lo sguardo del dicastero è già proiettato sul medio periodo, con l'obiettivo di ridefinire i parametri per il biennio 2026/27 introducendo indicatori mirati all'inclusione reale e al successo scolastico degli studenti, rimettendo al centro la didattica.
In questo scenario in costante evoluzione, la qualità dell'offerta formativa e la centralità dei processi inclusivi rappresentano le vere cartine al tornasole per il sistema scuola. Per rispondere a queste sfide sempre più complesse, la formazione continua del personale scolastico non può più essere considerata un'opzione secondaria, ma una necessità strutturale per garantire standard elevati in ogni ordine e grado di istruzione.
Per approfondire: CEMFORM propone eCampus Specializzazione Sostegno — il percorso universitario ideale per acquisire le competenze necessarie sull'inclusione scolastica e il supporto agli alunni con disabilità.


