La proposta di legge sul doppio canale per l'immissione in ruolo dei docenti giace ferma in Parlamento da ben tre anni, bloccata tra equilibri di maggioranza e vincoli comunitari. Marcello Pacifico, presidente del sindacato ANIEF, ha scelto i social network per riaprire il dossier, chiedendo a gran voce un intervento normativo rapido prima della chiusura della legislatura. L'origine dell'impasse risale al governo Draghi, quando l'allora ministro dell'Istruzione Patrizio Bianchi concordò con la Commissione europea tre concorsi finanziati dai fondi del PNRR. Si trattava di procedure pensate per velocizzare le assunzioni, fissando l'obiettivo di settantamila posti coperti entro giugno 2026, ma senza prevedere graduatorie di idonei per tutelare chi superava le prove senza rientrare nei posti a bando.
La proposta S545, depositata ma mai calendarizzata, nasce proprio per correggere questa stortura originaria, introducendo un sistema a due canali per i futuri docenti di ruolo. Il primo canale resta riservato ai vincitori dei concorsi ordinari, mentre il secondo aprirebbe a una quota di idonei, consentendo di attingere da elenchi di docenti già valutati positivamente. Perché l’esame della proposta di legge è stato bloccato per tre anni e potrebbe essere approvato come decreto legge nei prossimi mesi? Questa è la domanda che il sindacato pone apertamente alla politica, evidenziando come la situazione attuale continui a penalizzare migliaia di lavoratori con anni di precariato alle spalle.
Nel frattempo, ANIEF rivendica alcune vittorie parziali ottenute in questi anni per tutelare il personale scolastico, tra cui la garanzia delle GPS per il sostegno che ha evitato il collasso del sistema e l'estensione al trenta per cento delle assunzioni riservate proprio agli idonei dei concorsi PNRR. Nonostante questi correttivi, la realtà quotidiana degli istituti italiani racconta di decine di migliaia di cattedre ancora affidate a supplenti annuali. Una supplente di lettere al Nord, che ha superato un concorso nel 2022 senza vedere la cattedra, e un docente di sostegno del Sud con otto anni di contratti a termine rappresentano il volto di un precariato che attende risposte strutturali.
Analizzando i numeri del Ministero dell'Istruzione e del Merito, emerge chiaramente come il sistema delle supplenze annuali pesi per oltre il venti percento dell'organico complessivo, con picchi particolarmente preoccupanti nelle regioni settentrionali e sui posti di sostegno. Questa forte dipendenza dai contratti a tempo determinato non solo lede la continuità didattica degli studenti, ma alimenta un contenzioso seriale nei tribunali del lavoro, dove migliaia di docenti precari ricorrono annualmente per ottenere il riconoscimento degli scatti di anzianità e il risarcimento per l'abuso dei contratti in deroga. L'introduzione di un canale di scorrimento per gli idonei rappresenterebbe, secondo gli esperti di diritto scolastico, una valvola di sfogo essenziale per stabilizzare l'organico senza dover attendere i lunghi tempi tecnici di indizione di nuovi concorsi a cadenza biennale o triennale.
Se vogliamo fin dalle prossime immissioni in ruolo realizzare il doppio canale, serve un decreto legge immediato e un forte impegno della maggioranza parlamentare.
Il dibattito si inserisce inoltre nel più ampio scenario della riforma della formazione iniziale e continua dei docenti, legata agli obiettivi della Missione 4 del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Chi punta a migliorare la propria posizione nelle graduatorie e a farsi trovare pronto di fronte alle future evoluzioni normative deve oggi confrontarsi con nuovi standard di qualificazione professionale, che attribuiscono un peso determinante ai crediti formativi universitari. La necessità di coniugare l'esperienza sul campo con il possesso di titoli abilitanti specifici rende fondamentale un aggiornamento costante delle competenze, indispensabile non solo per superare le selezioni pubbliche, ma anche per gestire con efficacia la complessità della didattica moderna.
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Ora, sebbene l'Italia resti sotto la stretta rendicontazione dei target europei, si apre una finestra di dialogo diversa con Bruxelles per rinegoziare alcune modalità di reclutamento senza perdere i finanziamenti. Le opzioni sul tavolo della politica sono essenzialmente due: accelerare l'esame della proposta S545 in Parlamento prima dello scioglimento delle Camere oppure procedere con lo stralcio delle norme sul doppio canale inserendole direttamente in un decreto legge autunnale. I dirigenti scolastici, intanto, guardano alle prossime scadenze con la preoccupazione di dover gestire l'ennesimo avvio di anno scolastico segnato da supplenze assegnate all'ultimo minuto, mentre circa trentamila idonei restano in attesa di capire quale sarà il loro destino professionale.


