Un episodio di microcriminalità tra i banchi di un istituto si trasforma in un interessante banco di prova per la giurisprudenza scolastica. Quando spariscono beni appartenenti alla scuola, chi ha il potere di depositare formalmente una querela alle forze dell'ordine? La questione è finita dritta sul tavolo della Suprema Corte di Cassazione con la sentenza n. 24300 del 2026, ribaltando una visione che spesso relega il personale ausiliario a un ruolo puramente esecutivo e privo di poteri di rappresentanza.
La difesa dell'imputato aveva puntato tutto su un vizio procedurale: secondo i legali, la collaboratrice scolastica che aveva sporto denuncia non avrebbe esibito alcun atto formale di delega scritto firmato dal dirigente scolastico. Ma come si concilia questa eccezione con la realtà quotidiana di chi vive i corridoi scolastici ogni singolo giorno? I giudici di piazza Cavour hanno smontato l'impostazione difensiva partendo da un'analisi molto concreta delle mansioni effettivamente svolte dal personale ausiliario.
Il contesto normativo e la gestione quotidiana degli istituti
Per comprendere appieno la portata della pronuncia, bisogna considerare l'evoluzione del profilo professionale del personale ATA all'interno dell'organizzazione scolastica moderna. Negli anni recenti, a seguito delle progressive riduzioni degli organici e della crescente complessità gestionale legata anche ai fondi del PNRR per la digitalizzazione e la sicurezza, i collaboratori scolastici si trovano spesso a gestire un patrimonio tecnologico e strutturale di valore notevolmente superiore rispetto al passato. Monitorare LIM, tablet, computer portatili custoditi nei laboratori e sussidi didattici richiede un'attenzione costante che trasforma la sorveglianza passiva in una vera e propria custodia attiva. Secondo le stime sindacali del settore, oltre il 70% dei piccoli furti o dei danneggiamenti a beni mobili interni viene intercettato o segnalato in prima battuta proprio dal personale ausiliario durante le operazioni di apertura, chiusura e pulizia dei plessi.
Il ruolo della detenzione qualificata secondo la Cassazione
La chiave di volta della decisione risiede nell'applicazione dell'istituto della detenzione qualificata dei beni. La giurisprudenza di legittimità ha paragonato la posizione del personale ATA a quella di figure commerciali ben precise, come la cassiera di un supermercato che risponde direttamente della merce affidata alla sua vigilanza durante l'orario di lavoro. L'Allegato A del CCNL del comparto istruzione e ricerca 2019-2021, richiamato espressamente dall'articolo 50, assegna ai collaboratori scolastici compiti specifici di custodia e sorveglianza generica sui locali e sugli arredi.
La legittimazione a sporgere querela per reati contro il patrimonio spetta anche a chi intrattiene un rapporto di custodia materiale con i beni sottratti.
Questo significa che la legittimazione attiva non appartiene in via esclusiva ed inderogabile al dirigente scolastico in qualità di legale rappresentante dell'ente. La presenza fisica, il controllo costante e la responsabilità gestionale quotidiana sugli spazi determinano una legittimazione autonoma in capo al dipendente ATA. Chi custodisce i locali possiede inevitabilmente anche il potere di tutelarne l'integrità giuridica di fronte a un'offesa esterna, senza la necessità di un'investitura notarile o di un ordine di servizio straordinario.
Implicazioni pratiche e operative per il personale ATA e la dirigenza
Dal punto di vista pratico, questa interpretazione della Suprema Corte alleggerisce notevolmente la burocrazia scolastica e velocizza i tempi di reazione di fronte ad eventi delittuosi. Spesso, infatti, i dirigenti scolastici — oberati da molteplici impegni istituzionali, dalla gestione dei docenti e dai rapporti con gli enti locali — non riescono a recarsi tempestivamente presso le stazioni dei Carabinieri o i commissariati di Polizia per formalizzare la denuncia nei termini di legge (ricordiamo che il termine ordinario per la presentazione della querela è di novanta giorni dal momento in cui si ha notizia certa del reato). Consentire al personale ausiliario di attivarsi direttamente garantisce un presidio di legalità più rapido ed efficiente.
Questa sentenza valorizza indirettamente anche le competenze professionali richieste oggi al personale amministrativo, tecnico e ausiliario, le cui graduatorie di terza fascia rappresentano un bacino occupazionale di rilevanza nazionale. Per scalare posizioni utili in graduatoria e farsi trovare pronti all'aggiornamento, l'acquisizione di specifiche certificazioni informatiche e culturali rappresenta ormai un requisito imprescindibile per centrare il massimo punteggio disponibile.
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