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Generazione Z 2.0: l'allarme ISS sulle dipendenze digitali a scuola

Oltre 1 studente su 6 mostra comportamenti a rischio per social, gaming e gioco d'azzardo. I dati dell'indagine ISS allarmano i docenti italiani.

Generazione Z 2.0: l'allarme ISS sulle dipendenze digitali a scuola

Oltre il sedici per cento degli adolescenti italiani vive sul filo del rasoio digitale, intrappolato tra notifiche continue, sessioni di gaming senza fine e le prime pericolose scommesse online. L'ultimo report nazionale diffuso dal Centro Nazionale Dipendenze e Doping dell'Istituto Superiore di Sanità traccia una mappa impietosa della Generazione Z 2.0, analizzando i questionari raccolti tra l'ottobre e il dicembre 2025 su un imponente campione di oltre diciottomila studenti delle scuole superiori.

Dietro i banchi di scuola, i professori si ritrovano a gestire quotidianamente ragazzi distratti, stanchi e spesso incapaci di staccare gli occhi dallo smartphone. Non parliamo di semplice svago pomeridiano, ma di una vera e propria deriva comportamentale che coinvolge social media, videogiochi e persino il gioco d'azzardo precoce, fenomeno che sta registrando un'impennata preoccupante tra i minorenni.

Il quadro normativo e la risposta delle istituzioni

Di fronte a questa escalation, il Ministero dell'Istruzione e del Merito ha più volte richiamato l'attenzione sulla necessità di regolamentare l'uso dei dispositivi personali all'interno degli istituti scolastici. Le linee guida ministeriali ribadiscono il divieto di utilizzo degli smartphone per fini didattici non autorizzati nella scuola dell'infanzia e del primo ciclo, mentre nel secondo ciclo l'uso è consentito esclusivamente su indicazione del docente e per scopi di ricerca o approfondimento strettamente disciplinare. Tuttavia, il divieto in classe rappresenta solo la punta dell'iceberg: la vera sfida si sposta sul piano della prevenzione a lungo termine e dell'alfabetizzazione digitale consapevole, ambiti in cui la scuola deve necessariamente fare rete con le famiglie e i servizi territoriali per intercettare il disagio prima che si trasformi in patologia conclamata.

I numeri chiave dell'indagine ISS

Scendendo nei dettagli dell'indagine dell'Istituto Superiore di Sanità, salta all'occhio come la fascia d'età tra i quattordici e i diciannove anni sia quella più esposta alle nuove dipendenze tecnologiche. Più di un giovane su sei presenta almeno un indicatore di rischio clinico, una percentuale che si traduce in centinaia di migliaia di studenti in tutta la penisola. L'analisi evidenzia inoltre un divario di genere nelle modalità di consumo: se i ragazzi risultano statisticamente più vulnerabili nei confronti del gambling online e dell'overdose da videogiochi competitivi, le ragazze mostrano una maggiore esposizione alla dipendenza da social network, caratterizzata da una ricerca costante di validazione sociale attraverso metriche come like, commenti e visualizzazioni, con pesanti ripercussioni sull'autostima e sulla qualità del riposo notturno.

Il digitale non è più solo uno strumento di studio o socializzazione, ma un terreno scivoloso dove intere generazioni rischiano di perdersi senza un adeguato filtro educativo.

Implicazioni pratiche per il corpo docente e il personale scolastico

Le istituzioni scolastiche si trovano così in prima linea, costrette a colmare un vuoto di consapevolezza che spesso inizia tra le mura domestiche. I docenti non possono più limitarsi a spiegare la propria materia, ma devono decodificare i segnali di disagio che arrivano dai laboratori informatici e dalle aule connesse. Questo mutamento di prospettiva richiede al personale scolastico — compresi i docenti di ogni ordine e grado e il personale ATA, fondamentale nella sorveglianza degli spazi comuni — di sviluppare una specifica sensibilità pedagogica orientata alla cittadinanza digitale. Riconoscere i sintomi dell'isolamento sociale, comprendere le dinamiche del cyberbullismo o interpretare i cali improvssi nel rendimento scolastico legato all'uso notturno dei device sono ormai competenze imprescindibili per chi opera nel mondo della scuola.

Affrontare questa emergenza educativa richiede competenze trasversali che vanno oltre la didattica tradizionale, coinvolgendo la capacità di comprendere i linguaggi digitali dei nativi digitali per arginarne le derive patologiche prima che compromettano definitivamente il percorso di crescita e apprendimento. La formazione continua diventa dunque l'unico vero scudo a disposizione della scuola per trasformare la tecnologia da fattore di rischio a risorsa per la didattica.

Per approfondire: CEMFORM propone IDCERT DigCompEdu — la certificazione delle competenze digitali per docenti per acquisire 2 punti utili per le graduatorie GPS e gestire al meglio l'innovazione in classe.

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