Il cartongesso imbiancato di fresco e il profumo di vernice che accoglie la comunità scolastica raccontano storie che vanno ben oltre la semplice manutenzione edilizia. Tra i mesi di luglio e agosto, come documentato dal quotidiano La Prealpina, un gruppo di genitori ha deciso di rimboccarsi le maniche per trasformare sei aule e i corridoi del primo piano di un istituto cittadino. L'obiettivo era consegnare agli studenti un ambiente più curato e ordinato già dal primo giorno di lezione.
Le carenze strutturali croniche degli edifici scolastici italiani spingono spesso le famiglie a intervenire in prima persona. Secondo i dati elaborati da Legambiente nel dossier "Scuole di Legno e di Cemento", oltre il 40% degli edifici scolastici necessita di interventi urgenti di manutenzione, ma i fondi comunali riescono a coprire solo una frazione minima delle richieste protocollate dai dirigenti scolastici. Questa forma di cittadinanza attiva non rappresenta un'eccezione isolata nel panorama nazionale, ma il sintomo di una collaborazione sempre più stretta tra istituzioni scolastiche e territorio. Ma quanto possono incidere davvero i piccoli interventi volontari sul benessere quotidiano degli studenti?
Dal punto di vista normativo, il quadro di riferimento per queste attività di volontariato condiviso trova sponda nel principio di sussidiarietà orizzontale sancito dall'articolo 118 della Costituzione italiana. Tuttavia, operare all'interno degli edifici scolastici richiede il rispetto di rigorosi protocolli di sicurezza. Il Decreto Legislativo 81/08 impone che qualsiasi intervento di manutenzione, anche se eseguito a titolo gratuito da volontari, venga preventivamente autorizzato dal Responsabile del Servizio Prevenzione e Protezione (RSPP) dell'istituto. La scelta dei materiali, a partire dalle pitture utilizzate — rigorosamente a basse emissioni di VOC (Composti Organici Volatili) e certificate per ambienti scolastici — deve rispondere a standard igienico-sanitari molto stringenti per tutelare la salute di bambini e ragazzi.
"Restituire decoro agli spazi scolastici significa insegnare il rispetto per i beni comuni attraverso l'esempio diretto dei genitori."
Le operazioni di tinteggiatura sono state coordinate con la dirigenza e i collaboratori scolastici, sfruttando il periodo di chiusura estiva per evitare disagi alle attività didattiche. Il personale ATA ha collaborato nelle fasi preliminari di sgombero degli arredi, dimostrando come la sinergia tra le componenti della scuola possa sopperire alle lungaggini burocratiche dei bandi di manutenzione straordinaria. Per i collaboratori scolastici, spesso sottorganico e oberati dalle mansioni di sorveglianza e pulizia ordinaria, poter contare su aule già rinnovate prima dell'avvio del nuovo anno rappresenta un alleggerimento logistico non indifferente, permettendo loro di concentrarsi sull'accoglienza e sulla preparazione degli spazi didattici specialistici.
Esperienze analoghe, monitorate da associazioni come Cittadinanzattiva attraverso l'Osservatorio Civico sulla Scuola, dimostrano che la cura condivisa degli spazi riduce drasticamente gli episodi di vandalismo giovanile. Quando gli studenti sanno che dietro a una parete imbiancata o a un banco restaurato c'è il sudore dei propri genitori o dei membri della comunità di quartiere, il senso di appartenenza cresce esponenzialmente. Non si tratta tuttavia di sostituirsi agli enti locali nei loro doveri di manutenzione strutturale — un tema spesso al centro del dibattito sindacale e politico — ma di creare un argine temporaneo al degrado urbano che affligge gran parte del patrimonio edilizio scolastico pubblico, risalente in molti casi agli anni Sessanta e Settanta.
Il coinvolgimento delle famiglie nei progetti di riqualificazione degli spazi interni apre nuove riflessioni sulla gestione condivisa del patrimonio pubblico. Quando la campanella suona a settembre, trovare banchi puliti e pareti tinteggiate trasmette un segnale tangibile di attenzione verso chi vive la scuola ogni giorno. Resta da capire se questo modello di sussidiarietà orizzontale riuscirà a trovare un supporto normativo più strutturato nei prossimi mesi, magari attraverso l'istituzione di appositi "bonus tempo" o sgravi fiscali per le spese di materiale sostenute dai comitati genitori, formalizzando così un contributo che, di fatto, regge oggi la spina dorsale di molte scuole italiane.
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