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Il modello DadaLogica e lo sviluppo del pensiero creativo a scuola

Scopri la ricerca sul modello DadaLogica e come gli ambienti scolastici innovativi influenzano la creatività e la flessibilità cognitiva degli alunni.

Il modello DadaLogica e lo sviluppo del pensiero creativo a scuola

Photo by cottonbro studio on Pexels

Le trasformazioni tecnologiche globali impongono alla scuola italiana di ripensare profondamente le proprie strategie didattiche, andando ben oltre la semplice trasmissione nozionistica. Organismi come l'OCSE e l'UNESCO indicano da tempo la creatività come una delle competenze chiave del ventunesimo secolo, ma stimolarla concretamente tra i banchi resta una sfida complessa per ogni docente. Quali meccanismi attivano realmente il pensiero divergente nei bambini? A questa domanda prova a dare una risposta concreta il recente studio incentrato sul modello DadaLogica, ideato da Lidia Cangemi e Paolo Greco insieme al Centro Italiano Gestalt.

Questo scenario si inserisce in un quadro normativo e di indirizzo ben preciso, che trova le sue fondamenta nelle linee guida europee sulle competenze chiave per l'apprendimento permanente e nei recenti decreti ministeriali legati al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR). La transizione digitale e l'innovazione metodologica non rappresentano più una mera opzione facoltativa per gli istituti scolastici, ma un obbligo istituzionale mirato a contrastare la dispersione scolastica implicita e a favorire il successo formativo. Le istituzioni scolastiche sono chiamate a ridisegnare il tempo e lo spazio dell'apprendimento, superando la tradizionale lezione frontale trasmissiva per abbracciare paradigmi basati sul problem solving e sulla collaborazione attiva.

La ricerca scientifica, strutturata in due distinte fasi di rilevazione durante gli anni scolastici 2023-2024 e 2024-2025, ha coinvolto un campione solido e rappresentativo di ben 536 alunni della scuola primaria. L'obiettivo primario era monitorare gli effetti misurabili di un contesto educativo fondato su spazi flessibili, attività laboratoriali, movimento corporeo e forte cooperazione tra pari. Gli studiosi hanno analizzato con rigore metodologico quattro dimensioni cardine: la fluidità (il numero di idee prodotte), la flessibilità (la capacità di cambiare categoria di pensiero), l'originalità (lastatistical rarità delle risposte) e l'elaborazione (la capacità di arricchire un'idea di dettagli). I dati quantitativi raccolti mostrano come gli studenti inseriti in questo ecosistema dinamico sviluppino una spiccata superiorità, registrando incrementi significativi nella fluidità e nella flessibilità rispetto ai gruppi di controllo tradizionali.

Dal punto di vista pratico, l'applicazione del modello DadaLogica all'interno delle aule richiede una riprogettazione degli ambienti di apprendimento che coinvolge direttamente non solo i docenti, ma l'intera comunità scolastica, compreso il personale ATA. La gestione di spazi riconfigurabili, postazioni mobili e strumenti digitali integrati necessita infatti di una logistica scolastica flessibile e di assistenti tecnici e amministrativi adeguatamente formati per supportare la didattica laboratoriale quotidiana. Non si tratta soltanto di disporre i banchi a isole, ma di ripensare l'architettura scolastica come un terzo educatore, capace di dialogare costantemente con i contenuti digitali e con le metodologie immersive.

Partendo da queste evidenze, Vincenzo Cascino del Dipartimento di Scienze della Salute dell'Università di Genova ha introdotto categorie interpretative stimolanti per leggere la trasformazione cognitiva in atto nell'era dei social network. Da un lato compare il concetto di pensiero megalogico, legato alla capacità di generare una vasta gamma di idee, connessioni profonde e riflessioni articolate, contrapposto al preoccupante aumento del pensiero brachilogico, caratterizzato da risposte brevi, superficiali e frammentate, generato dall'esposizione costante a flussi informativi rapidi e privi di mediazione critica. Dall'altro emerge la metafora della mente puzzle, dove i concetti disciplinari si integrano dinamicamente in una visione d'insieme, a differenza del rigido pensiero a mosaico tipico della compartimentazione scolastica tradizionale.

La qualità degli ambienti educativi incide direttamente sulla capacità delle nuove generazioni di riorganizzare il pensiero in modo originale.
Questa visione pedagogica richiede inevitabilmente ai docenti di aggiornare con urgenza le proprie competenze metodologiche e digitali, integrando la didattica laboratoriale con strumenti di innovazione mirati e certificati.

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