Formazione & Certificazioni

Intelligenza artificiale a scuola: il monito di Dacia Maraini

L'intelligenza artificiale a scuola può sostituire l'empatia? Dacia Maraini riflette sui limiti tecnologici e sull'importanza dell'educazione umana.

Intelligenza artificiale a scuola: il monito di Dacia Maraini

Photo by Airam Dato-on on Pexels

L'intelligenza artificiale non muore e, soprattutto, non conosce l'amore. Questa è la riflessione lucida e tagliente che Dacia Maraini ha condiviso durante il Giffoni Film Festival, ponendo l'accento su un tema che oggi divide il mondo della scuola: il confine tra l'efficienza algoritmica e la profondità dell'esperienza umana. In un momento in cui le aule si digitalizzano a ritmi serrati, la scrittrice ci ricorda che se una macchina potesse scegliere, cercherebbe di diventare un essere umano, proprio perché consapevole della propria incompletezza emotiva.

Ma cosa significa questo per chi vive la scuola ogni giorno? La tecnologia, con i suoi software di apprendimento adattivo e le piattaforme di gestione, sta trasformando radicalmente il lavoro di docenti e personale ATA. Eppure, il rischio di una deriva puramente tecnica è concreto. Se deleghiamo all'intelligenza artificiale non solo la gestione dei dati, ma anche la mediazione dei conflitti o l'educazione ai sentimenti — come nel caso del contrasto al femminicidio — rischiamo di svuotare il ruolo educativo di quella componente empatica che nessuna macchina potrà mai replicare.

L'intelligenza artificiale non è una minaccia perché le manca ciò che definisce l'esperienza umana: la capacità di soffrire, di amare e di comprendere le sfumature del dolore altrui.

Il dibattito si sposta quindi sulla formazione. Non basta saper utilizzare un tablet o gestire un registro elettronico per essere un educatore del futuro. La vera sfida per il personale scolastico risiede nel padroneggiare gli strumenti digitali senza farsi dominare da essi. È necessario acquisire competenze tecniche solide, come quelle certificate attraverso percorsi di IDCERT DigComp 2.2, per liberare tempo prezioso da dedicare alla relazione pedagogica, che resta il cuore pulsante di ogni istituto.

La scuola italiana si trova a un bivio. Da una parte, la spinta verso l'innovazione tecnologica, supportata da investimenti e certificazioni che diventano fondamentali anche per il punteggio nelle graduatorie. Dall'altra, la necessità di mantenere vivo il pensiero critico. Quando Dacia Maraini parla di educazione ai sentimenti, ci suggerisce che la tecnologia deve restare un mezzo, non il fine. Il docente che sa usare il coding o la LIM non è solo un tecnico, ma un professionista che utilizza il linguaggio del suo tempo per connettersi con gli studenti, mantenendo però ferma la barra sulla trasmissione dei valori umani.

In questo scenario, il personale ATA e i docenti sono chiamati a un aggiornamento costante che non sia solo burocratico. La competenza digitale, se ben integrata, diventa un alleato per ridurre il carico di lavoro amministrativo, permettendo a chi lavora in segreteria o in aula di concentrarsi su ciò che conta davvero: la qualità del servizio offerto agli studenti e alle famiglie. La tecnologia, in fondo, deve servirci a essere più umani, non meno.

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