L'intelligenza artificiale non serve solo a generare testi o simulare conversazioni, ma può diventare la chiave di volta per riorganizzare il welfare pubblico. Ne è la prova il riconoscimento assegnato a Villa Erba, durante la quarta edizione del Digital Innovation Forum 2026 di Cernobbio, un appuntamento che ha riunito esperti e istituzioni per discutere di sovranità digitale e infrastrutture tecnologiche.
Tra i progetti protagonisti della tre giorni sul tema "L'Europa del fare innovazione", a catturare l'attenzione è stata AIWELFARE, la piattaforma di intelligenza artificiale generativa sviluppata dall'Istituto Nazionale della Previdenza Sociale. Ma come funziona esattamente questo sistema? A differenza dei normali chatbot commerciali, il progetto punta a costruire una vera "superconoscenza" pubblica, basata su modelli aperti italiani ed europei addestrati specificamente sulla complessa materia previdenziale e assistenziale.
L'esigenza di adottare soluzioni proprietarie e controllate risponde a direttive ben precise nel panorama normativo europeo e nazionale. Con l'entrata in vigore del Regolamento Europeo sull'Intelligenza Artificiale (AI Act) e delle linee guida per il Piano Triennale per l'informatica nella Pubblica Amministrazione, le istituzioni sono chiamate a gestire i dati dei cittadini secondo criteri di massima trasparenza, sicurezza e sovranità tecnologica. Le analisi preliminari sull'impatto dell'automazione nei servizi pubblici stimano che l'adozione di assistenti intelligenti basati su modelli linguistici di grandi dimensioni (LLM) possa ridurre del 40% il tempo medio di evasione delle pratiche complesse, alleggerendo contestualmente il carico di lavoro sugli sportelli fisici e sui contact center tradizionali.
La vera sfida non è avere più intelligenza artificiale, ma governare la conoscenza su cui questa intelligenza si costruisce.
Nel corso del panel dedicato alla PA Digitale, Massimiliano D'Angelo, Direttore centrale Tecnologia, informatica e innovazione dell'INPS, ha spiegato come l'obiettivo primario sia mantenere il controllo totale su algoritmi, modelli e processi. Per farlo, la struttura sfrutta le capacità nazionali di supercalcolo per l'addestramento e il fine-tuning, delegando poi la produzione direttamente sulle infrastrutture interne dell'ente. Questo modello operativo garantisce che nessun dato sensibile relativo alla cittadinanza venga condiviso con server esteri o soggetti terzi non autorizzati, blindando la privacy secondo i più severi standard del GDPR.
Le ricadute di questa trasformazione digitale non si limitano agli utenti finali dei servizi previdenziali, ma offrono spunti di riflessione fondamentali anche per il comparto scuola e formazione. Per il personale docente, amministrativo, tecnico e ausiliario (ATA), l'introduzione di strumenti di supporto basati su IA apre scenari inediti nella gestione della burocrazia quotidiana, dalla corretta interpretazione delle circolari normative in materia di pensioni e permessi fino all'accesso semplificato ai servizi di welfare integrativo. La digitalizzazione intelligente della Pubblica Amministrazione mira infatti a creare un ecosistema interoperabile, in cui i dipendenti pubblici e gli istituti scolastici possano dialogare con gli enti previdenziali attraverso interfacce conversazionali avanzate, capaci di tradurre il linguaggio giuridico-burocratico in indicazioni operative immediate e prive di ambiguità.
Questo approccio ha convinto la giuria del forum, che ha premiato AIWELFARE nella categoria "AI per l'Europa". Un riconoscimento condiviso sul podio con AppLI, l'assistente personale per il lavoro realizzato insieme al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. Per il mondo della scuola e della pubblica amministrazione, l'evoluzione di questi strumenti rappresenta un segnale chiaro verso una digitalizzazione che punta a semplificare l'accesso alle informazioni e a rendere i servizi più vicini alle reali esigenze dei cittadini.


