Formazione & Certificazioni

Pagamenti attività aggiuntive in ritardo per docenti e ATA

Docenti e ATA attendono i compensi per le attività aggiuntive dell'anno scolastico: la FGU chiede al MIM di sbloccare i fondi FMOF.

Pagamenti attività aggiuntive in ritardo per docenti e ATA

Le segreterie scolastiche hanno chiuso per la pausa estiva, ma le tasche di migliaia di lavoratori della scuola restano vuote. A inizio agosto 2026, la Federazione Gilda Unams ha raccolto una valanga di segnalazioni da parte di docenti e personale ATA riguardo al mancato accredito delle spettanze per le attività extra svolte tra il mese di settembre 2025 e lo scorso luglio.

Il nodo gordiano della questione risiede nella complessa architettura dei finanziamenti legati alla contrattazione integrativa d'istituto. Ogni anno scolastico si apre con la sottoscrizione del Contratto Collettivo Decentrato Integrativo (CCDI), uno strumento fondamentale che definisce i compensi accessori per il personale. Tuttavia, la catena di validazione che porta dal Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) fino all'effettivo mandato di pagamento emesso dalla singola istituzione scolastica assomiglia a un percorso a ostacoli burocratico. Prima che il Dirigente Scolastico possa disporre i pagamenti, che la Ragioneria Territoriale dello Stato (RTS) certifichi la compatibilità finanziaria del contratto integrativo, un passaggio che spesso subisce rallentamenti procedurali legati alla trasmissione telematica dei dati attraverso la piattaforma NoiPA.

Coordinamenti di classe, referenti di plesso, commissioni d'esame e svariati progetti extracurricolari figurano nel lungo elenco di mansioni che regolarmente gravano sul personale scolastico. Ma chi paga davvero il conto di questa macchina organizzativa complessa? Finora, il peso economico è stato interamente sostenuto dai lavoratori stessi, costretti a fare i conti con un cortocircuito finanziario che si ripete puntualmente ogni dodici mesi.

Analizzando i dati statistici forniti dai sindacati di categoria, emerge un quadro allarmante: oltre il 78% delle scuole italiane sperimenta regolarmente ritardi nell'erogazione del fondo d'istituto, con punte massime che toccano le regioni del Sud e le grandi aree metropolitane, dove la gestione dei flussi di cassa da parte degli uffici periferici del Ministero dell'Economia e delle Finanze risulta particolarmente gravosa a causa dell'alto numero di istituzioni scolastiche accorpate con il dimensionamento della rete scolastica.

Il blocco dei pagamenti deriva dalla mancata assegnazione delle risorse del Fondo per il Miglioramento dell'Offerta Formativa. Senza l'effettivo trasferimento dei fondi ministeriali agli istituti autonomi, i dirigenti scolastici non possono emettere i mandati di pagamento. Le lungaggini burocratiche tra i dicasteri competenti trasformano così un diritto contrattuale in un'attesa snenuante che spesso slitta direttamente all'autunno inoltrato.

Le ripercussioni di questo stato di cose non sono soltanto di natura economica, ma incidono pesantemente sulla motivazione professionale e sul clima organizzativo all'interno degli istituti. Docenti e personale ATA che si sono impegnati in attività complesse come la stesura del Piano Triennale dell'Offerta Formativa (PTOF), la gestione delle prove INVALSI, l'animazione digitale o l'assistenza agli studenti con disabilità attraverso i progetti di inclusione, si ritrovano a subire una svalutazione di fatto del proprio lavoro straordinario. La retribuzione lorda oraria prevista per le ore eccedenti e le attività aggiuntive, spesso ferma a cifre che non superano i 17-20 euro lordi l'ora, subisce una decurtazione psicologica notevole quando il compenso arriva con un anno di ritardo, eroso nel frattempo dall'inflazione e dal caro-vita.

Le parole del coordinatore nazionale Vito Carlo Castellana fotografano un disagio profondo che attraversa l'intero comparto pubblico dell'istruzione.

«Non è più accettabile che il personale scolastico sia l’unica categoria di dipendenti che percepisce il dovuto per le attività svolte con un anno di ritardo.»

La denuncia della Gilda Unams si inserisce in un dibattito più ampio sulla digitalizzazione e sull'efficienza della pubblica amministrazione. A riguardo, esperti di diritto scolastico e sindacalisti invocano da tempo una riforma strutturale del sistema di erogazione dei compensi accessori, suggerendo l'adozione di un modello basato su acconti mensili automatici o sull'istituzione di un capitolo di spesa vincolato e pre-certificato che non richieda passaggi intermedi complessi tra Ministero dell'Istruzione e del Merito e Ministero dell'Economia. Modelli analoghi di gestione celere dei compensi accessori sono già operativi in altri comparti del pubblico impiego, dimostrando che il problema risiede prevalentemente in rigidità procedurali e procedurali superate.

Per i docenti e il personale amministrativo che desiderano aggiornarsi sulle normative vigenti e sulle tutele contrattuali, l'offerta formativa di portali specializzati come CEMFORM.it offre costantemente approfondimenti mirati e percorsi di aggiornamento professionale pensati proprio per districarsi tra le complessità della burocrazia scolastica e valorizzare le competenze specifiche del personale.

La richiesta formale mossa al Ministero dell'Istruzione e del Merito punta a imprimere un'accelerazione decisiva alle procedure contabili prima della ripresa autunnale. Nel frattempo, l'orizzonte temporale per la liquidazione effettiva si sposta inevitabilmente tra i mesi di settembre e ottobre, lasciando irrisolta la questione della puntualità retributiva per chi garantisce quotidianamente il funzionamento degli istituti italiani.

Per approfondire: CEMFORM propone Dattilografia — abilitazione alla dattilografia (1 punto ATA).

Fonti: GILDA
Condividi