Il rientro dalle vacanze estive porta con sé vecchi problemi mai risolti nei bilanci degli istituti scolastici. A pochi giorni dalla chiusura di agosto, le segnalazioni arrivate agli uffici sindacali descrivono una situazione già vista: migliaia di lavoratori della scuola aspettano ancora i compensi per gli impegni extra portati a termine tra settembre e luglio.
Le risorse economiche del Fondo per il Miglioramento dell'Offerta Formativa non sono ancora arrivate nelle casse delle singole scuole. Senza questi fondi, le segreterie non possono procedere con l'emissione dei mandati di pagamento. Ma quanto tempo dovrà passare prima che il Ministero sblocchi le somme destinate al personale?
Il nodo centrale della questione risiede nei complessi passaggi burocratici che regolano l'emissione del decreto interministeriale di ripartizione delle risorse, un iter che coinvolge congiuntamente il Ministero dell'Istruzione e del Merito e il Ministero dell'Economia e delle Finanze. Spesso, la firma di questo provvedimento slitta a ridosso dell'autunno a causa delle verifiche di compatibilità finanziaria previste dalla legge di bilancio. Per questo motivo, le scuole si trovano a gestire la contrattazione integrativa d'istituto senza avere la certezza matematica della capienza dei fondi, accumulando ritardi che si ripercuotono direttamente sulla cassa degli istituti e sulle tasche dei lavoratori.
Le statistiche elaborate dalle principali sigle sindacali parlano chiaro: oltre il 65% del personale docente e ATA coinvolto in attività retribuite con il MOF subisce ritardi superiori ai sei mesi rispetto alla chiusura effettiva della prestazione lavorativa. In alcune regioni d'Italia, la situazione assume contorni ancora più critici, con punte di attesa che superano i dieci mesi, trasformando di fatto un compenso incentivante in un prestito a tasso zero che i dipendenti statali concedono involontariamente all'amministrazione pubblica.
«Non è più accettabile che il personale scolastico sia l’unica categoria di dipendenti che percepisce il dovuto per le attività svolte con un anno di ritardo»
Le attività aggiuntive comprendono compiti complessi come il coordinamento di classe, la gestione dei plessi periferici e la partecipazione a commissioni di lavoro e progetti finanziati. I dipendenti amministrativi e i docenti coinvolti in questi incarichi si ritrovano a gestire le responsabilità quotidiane senza ricevere la retribuzione pattuita nei tempi previsti dalla contrattazione.
Per i docenti e il personale ATA, questa incertezza economica cronica ha pesanti ripercussioni anche sulla programmazione familiare e professionale. Chi sceglie di assumere incarichi di responsabilità — come le funzioni strumentali, la collaborazione con il dirigente scolastico o il coordinamento dei dipartimenti disciplinari — si assume carichi di lavoro gravosi, spesso svolti al di fuori dell'orario di servizio obbligatorio, senza alcuna certezza sulla data effettiva di esigibilità del compenso. Tale situazione di precarietà retributiva rischia inoltre di disincentivare la partecipazione ai progetti legati al PNRR e alle attività di ampliamento dell'offerta formativa, settori in cui la scuola pubblica avrebbe invece un disperato bisogno di motivazione e stabilità.
Dal punto di vista operativo, la gestione di questi ritardi grava enormemente sul lavoro dei Direttori dei Servizi Generali ed Amministrativi (DSGA) e del personale di segreteria. Gli uffici amministrativi si trovano costretti a effettuare continue variazioni di bilancio, a gestire le richieste di chiarimento del personale e a predisporre mandati di pagamento frazionati non appena una minima quota di risorse viene accreditata sul conto di tesoreria della scuola. Un supporto adeguato in termini di aggiornamento normativo e gestionale, come quello offerto dai percorsi di formazione specialistica e dai moduli di aggiornamento professionale proposti da CEMFORM, diventa fondamentale per i lavoratori della scuola che intendono orientarsi tra i meandri della complessa legislazione scolastica e far valere i propri diritti contrattuali.
Le lungaggini burocratiche che coinvolgono i ministeri competenti rischiano ora di far slittare i bonifici direttamente a ottobre. La Federazione Gilda Unams ha chiesto un intervento tempestivo per accelerare gli accrediti prima della ripresa ufficiale delle lezioni.
Nel frattempo, la richiesta unitaria che sale dal mondo della scuola è quella di una radicale semplificazione delle procedure di erogazione dei fondi accessori. L'introduzione di un meccanismo di pagamento automatizzato, svincolato dai macchinosi passaggi della certificazione ministeriale di fine anno scolastico, rappresenterebbe una svolta decisiva per restituire dignità economica a una categoria che continua a reggere il sistema dell'istruzione italiana tra mille difficoltà strutturali.
Per approfondire: CEMFORM propone Dattilografia — abilitazione alla dattilografia (1 punto ATA).


