Il palco del Festival Cultura Liberata 2026, allestito al Teatro Accademia di Conegliano in provincia di Treviso, ha accolto le parole taglienti dello psichiatra Paolo Crepet. Dal 12 al 14 giugno, il noto opinionista ha scosso il mondo dell'istruzione con una presa di posizione netta contro la tendenza recente ad allargare le maglie della sufficienza. L'asse portante del suo intervento ruota attorno a un concetto semplice quanto indigesto per molti: livellare verso il basso azzera ogni prospettiva di crescita per gli studenti.
Le aule scolastiche italiane vivono una fase di profonda transizione, dove il confine tra valutazione formativa e assistenzialismo pedagogico appare sempre più sfumato. Negli anni recenti, il dibattito sui criteri di ammissione alla classe successiva e sull'effettivo valore legale del titolo di studio ha subito un'accelerazione normativa notevole. Basti pensare alle recenti linee guida ministeriali che, pur cercando di bilanciare inclusione e merito, lasciano spesso i docenti in un cono d'ombra interpretativo. Quando il voto perde il suo valore oggettivo e diventa un mero strumento di quieto vivere burocratico, il sistema intero perde autorevolezza. Chi vive la scuola dall'interno sa bene quanto la gestione trasparente delle valutazioni influisca non solo sul clima in classe, ma anche sulle aspettative future dei ragazzi, specialmente quando si parla di prepararsi alle sfide dei concorsi, dell'università e delle graduatorie professionali.
Le statistiche parlano chiaro: secondo i recenti rapporti INVALSI, il divario negli apprendimenti tra diverse aree geografiche del Paese resta marcato, e l'adozione di criteri di valutazione eccessivamente indulgenti rischia di mascherare lacune strutturali che emergeranno drammaticamente al momento dell'ingresso nel mondo del lavoro. Un'insufficienza non mascherata, al contrario, rappresenta un campanello d'allarme fondamentale per attivare percorsi di recupero mirati, anziché trasformarsi in una condanna sociale.
Se promuovi tutti non promuovi nessuno, e la conseguenza diretta è la totale svalutazione dell'impegno quotidiano dei ragazzi.
Ma il richiamo di Crepet non si è fermato ai soli banchi o alle dinamiche interne al consiglio di classe. Il sociologo e psichiatra ha lanciato un avvertimento diretto alle famiglie, esortando i genitori a fare un passo indietro e a lasciare che la scuola faccia il proprio mestiere educativo. L'iperprotezione genitoriale, ormai cronicizzata in ampi strati della società, crea adulti fragili, incapaci di tollerare la frustrazione di un brutto voto o di un fallimento temporaneo che costituisce invece una tappa fondamentale della crescita emotiva. Chi lavora nel comparto scuola — dai docenti di ogni ordine e grado al personale amministrativo — riconosce in questo fenomeno una delle difficoltà quotidiane più complesse da gestire nei rapporti scuola-famiglia, spesso caratterizzati da contenziosi legali immotivati per ogni singola insufficienza.
In questo scenario complesso, le implicazioni pratiche per il personale scolastico sono evidenti. Docenti e ATA si trovano a dover fronteggiare non solo le criticità educative quotidiane, ma anche una burocrazia sempre più pressante, che richiede competenze trasversali e un aggiornamento costante del proprio profilo professionale. Non si tratta semplicemente di adempiere a obblighi formali, ma di acquisire strumenti concreti per mediare conflitti, gestire classi difficili e interpretare correttamente le nuove direttive ministeriali. Ottenere nuove qualifiche e certificazioni riconosciute non serve soltanto a scalare le graduatorie provinciali per le supplenze (GPS), ma rappresenta l'unico vero antidoto contro l'immobilismo culturale e professionale che rischia di paralizzare il sistema formativo italiano.
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