Un collaboratore scolastico o un assistente amministrativo deve attendere i 67 anni per lasciare il servizio attivo, mentre altre categorie professionali con analoghi carichi di stress psicofisico possono accedere alla pensione già a 63 anni. È questa la forte disparità denunciata con forza da Marcello Pacifico, presidente nazionale del sindacato Anief, che torna a sollevare un tema cruciale per tutto il comparto della scuola.
La questione affonda le radici in un cortocircuito normativo che penalizza duramente il personale ATA e gli insegnanti. Se analizziamo l'architettura previdenziale italiana, derivante dalla riforma Fornero e dai successivi interventi correttivi, la scuola è rimasta esclusa dal riconoscimento dei lavori gravosi nonostante le reiterate promesse istituzionali. L'accesso a strumenti come l'Ape Sociale o la pensione anticipata per i lavoratori gravosi, infatti, prevede una lista di codici Ateco e mansioni che di fatto taglia fuori la quasi totalità del comparto scolastico, eccezion fatta per i soli insegnanti della scuola dell'infanzia e primaria, ma con paletti stringenti relativi agli anni di contributi versati e al lavoro continuativo svolto.
Un recente studio elaborato dall'Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro (EU-OSHA) evidenzia come il burnout e l'usura psicofisica tocchino picchi elevatissimi proprio tra i banchi e negli uffici di segreteria, luoghi in cui la gestione quotidiana delle emergenze e il contatto costante con l'utenza logorano profondamente i lavoratori nel corso dei decenni. Secondo i dati raccolti dall'agenzia europea, oltre il 55% del personale scolastico lamenta livelli cronici di stress correlato al lavoro, una percentuale superiore alla media registrata nel pubblico impiego e paragonabile a quella degli operatori sanitari dei reparti di emergenza.
A gravare sulle spalle dei collaboratori scolastici non vi è solo la costante pressione legata alla vigilanza sugli studenti e alla sicurezza degli edifici, ma anche l'impatto fisico di mansioni usuranti protratte per oltre quaranta anni. Parallelamente, gli assistenti amministrativi subiscono una pressione digitale e burocratica senza precedenti: l'introduzione di piattaforme ministeriali sempre nuove, la gestione delle pratiche legate al PNRR, il passaggio al formato digitale e la riduzione cronica degli organici hanno trasformato gli uffici di segreteria in veri e propri front-office ad alta intensità di conflitto, dove il carico cognitivo si traduce in patologie legate all'ansia e all'esaurimento nervoso.
Il paradosso italiano relega il personale scolastico a un regime pensionistico ordinario, ignorando le reali condizioni di usura psico-fisica vissute quotidianamente negli istituti.
La richiesta avanzata dai rappresentanti sindacali non si limita a una semplice rivendicazione economica, ma punta a un riconoscimento formale dei profili di rischio attraverso l'inserimento della scuola tra le categorie che beneficiano di una flessibilità in uscita senza penalizzazioni economiche sull'assegno pensionistico. La proposta avanzata prevede l'istituzione di un fondo specifico per il ricambio generazionale e l'accesso alla quiescenza a partire dai 63 anni, sfruttando anche il canale della previdenza complementare negoziale, come il fondo Espero, che tuttavia stenta a decollare a causa delle basse retribuzioni del personale.
Quali margini di trattativa esistono realmente con il Ministero dell'Economia e delle Finanze per rivedere questi parametri previdenziali? La risposta resta incerta, ma la mobilitazione della base non accenna a diminuire, alimentata dal malcontento generale di chi vive la scuola ogni giorno. Nelle ultime audizioni parlamentari sulla Legge di Bilancio, le organizzazioni sindacali hanno presentato dossier dettagliati che dimostrano come l'innalzamento dell'età pensionabile nella scuola non solo danneggi la salute dei lavoratori, ma riduca progressivamente l'efficacia dell'offerta formativa, creando un corpo docente e amministrativo inevitabilmente meno reattivo e più esposto ad assenze per malattia di lungo corso.
Nel frattempo, migliaia di lavoratori continuano a svolgere mansioni gravose senza alcuna tutela specifica, rischiando di arrivare al pensionamento in condizioni di forte esaurimento energetico. Questa situazione di stallo normativo spinge molti dipendenti a valutare con attenzione ogni possibile canale di sviluppo di carriera interno, volto a valorizzare le competenze acquisite e, ove possibile, a mitigare la pressione quotidiana attraverso il passaggio a ruoli di coordinamento. Per chi opera all'interno delle segreterie e intanto cerca di migliorare la propria posizione professionale o di prepararsi a nuove opportunità interne, l'aggiornamento costante resta una via obbligata, come dimostrano i percorsi di crescita offerti da CEMFORM per il personale amministrativo.


