Il dibattito sulla scuola pubblica italiana torna a infiammarsi con la pubblicazione del numero di marzo 2026 della rivista Professione Docente. Al centro dell'analisi c'è un quadro complesso, in cui la manipolazione dell'informazione e la retorica del potere si scontrano con la dura realtà quotidiana di aule sempre più affollate e personale sovraccarico. Il contributo di apertura, firmato da Renza Bertuzzi, punta il dito contro decenni di promesse mancate, ricordando come dietro slogan altisonanti si siano nascosti tagli lineari agli organici e un progressivo impoverimento della categoria.
Le criticità economiche e contrattuali restano una ferita aperta per migliaia di lavoratori del comparto. Da tempo i docenti attendono risposte concrete su stipendi che faticano a tenere il passo con il costo della vita, aggravati da tornate contrattuali bloccate e da una mole di adempimenti burocratici che sottrae tempo prezioso alla didattica. La manovra finanziaria recente e le misure di razionalizzazione del territorio, analizzate da Gianfranco Meloni, continuano a penalizzare le Regioni più fragili attraverso il dimensionamento scolastico e la soppressione di istituti autonomi.
Tra i temi di maggiore attualità spicca la sicurezza negli istituti superiori, un argomento rilanciato dalla proposta ministeriale di installare metal detector. A questa misura il coordinatore nazionale della FGU, Vito Carlo Castellana, contrappone una visione netta, riassunta nello slogan che dà il titolo all'articolo di commento: la scuola non è un carcere. Al centro del confronto c'è anche il delicato equilibrio tra prevenzione del disagio giovanile e militarizzazione degli ambienti educativi, un tema che chiama in causa il ruolo educativo dei docenti e la qualità della vita scolastica.
«Iniziamo a selezionare per reddito, non per merito»
Un passaggio particolarmente critico del numero di marzo riguarda la mercificazione dei titoli di accesso e la formazione iniziale. Antonio Massariolo, riprendendo l'allarme lanciato da Castellana durante un'inchiesta televisiva, denuncia il rischio concreto di una deriva selettiva basata sulle disponibilità economiche dei candidati piuttosto che sulle reali competenze professionali. La spesa onerosa per accumulare crediti formativi e certificazioni rischia di trasformare l'accesso all'insegnamento in un privilegio per pochi, allontanando i giovani più meritevoli ma privi di risorse adeguate.
Il sommario della rivista spazia inoltre su fronti eterogenei, dalla personalizzazione didattica in classi troppo numerose curata da Giuseppe Candido fino alle riflessioni sull'Intelligenza Artificiale firmate da Roberto Casati. Spazio anche alla memoria storica con il ricordo di figure chiave come Lucio Russo e Piero Gobetti, senza dimenticare i confronti internazionali con i sistemi scolastici di Marocco e Danimarca. Un numero denso che offre spunti di riflessione non solo per gli addetti ai lavori, ma per chiunque abbia a cuore il futuro dell'istruzione pubblica nel nostro Paese.
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