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Professione Docente Maggio 2026: il confronto tra scuola di ieri e di oggi

Il nuovo numero di Professione Docente analizza la trasformazione della scuola italiana, tra riforme degli istituti tecnici

Professione Docente Maggio 2026: il confronto tra scuola di ieri e di oggi

Il dibattito sulla scuola italiana contemporanea si arricchisce di nuovi spunti critici con la pubblicazione del numero di maggio 2026 di «Professione Docente», rivista edita dalla Gilda degli Insegnanti. Aperto da una riflessione di Renza Bertuzzi che richiama il sapore nostalgico e ordinato del mondo di ieri descritto da Stefan Zweig in Il mondo di ieri, l'editoriale punta il dito contro un modello di progresso che, decennio dopo decennio, avrebbe ridotto l'istituzione scolastica a un'appendice del mondo produttivo.

La trasformazione degli istituti tecnici, letta da più parti come una cessione incondizionata alle logiche neoliberiste dell'industria, occupa un posto centrale nelle analisi dei docenti Gianfranco Meloni e Patrizia Basili. Attraverso approfondimenti specifici sulle reti dei tecnici e sui percorsi quadriennali firmati da Massimo Quintiliani e Simone Craparo, la rivista mette in luce i rischi di un ridimensionamento culturale del sapere a favore di una specializzazione spinta e priva di contropartite pubbliche adeguate.

Non mancano i riferimenti alle novità contrattuali e alle retribuzioni del personale, con l'accordo firmato lo scorso 1° aprile per il biennio economico 2025/2027 illustrato dal coordinatore Vito Carlo Castellana e corredato dalle tabelle dettagliate degli incrementi stipendiali elaborate da Simone Craparo. Ma la cronaca e la riflessione pedagogica si concentrano soprattutto sulle derive quotidiane delle aule, dove il deterioramento del clima relazionale trova conferma nei dati sull'aumento della violenza scolastica analizzati da Antonio Massariolo, e dove la valutazione della personalità al nuovo esame di maturità, firmata da Giovanni Carosotti, solleva non pochi interrogativi sulla deriva soggettiva dei giudizi.

Il problema non è rifiutare il cambiamento in quanto tale, ma comprendere se le trasformazioni in atto stiano effettivamente migliorando la qualità dell'offerta formativa e la dignità professionale del corpo docente.

Tra le pagine del mensile emerge tuttavia anche un inatteso movimento di marcia indietro verso pratiche tradizionali che molti consideravano superate. La lezione frontale, bollata per anni come anacronistica dai fautori della didattica innovativa a tutti i costi, viene rivalutata alla luce delle decisioni adottate da diversi Paesi stranieri, come evidenziato dall'analisi di Gianluigi Dotti. Un ritorno all'ordine che fa il paia con la discussione sulle nuove indicazioni nazionali, le quali — secondo l'intervento di Fabrizio Tonello — sembrano allontanare i classici della letteratura come I promessi sposi dalle priorità curricolari.

Le sfide del presente passano inevitabilmente anche per l'impatto delle nuove tecnologie e dell'intelligenza artificiale, tema inaugurato da Mario Pomini nella prima puntata di un ciclo di approfondimenti che proseguirà nei prossimi mesi. In un panorama così complesso, dove la scuola cerca faticosamente di mantenere il proprio equilibrio tra pressioni economiche e mutamenti sociali, l'aggiornamento costante e la padronanza degli strumenti didattici e digitali restano requisiti imprescindibili per affrontare la professione con consapevolezza.

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Fonti: GILDA
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