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Professione docente tra burocrazia e libertà: Ivana Barbacci al Meeting di Rimini

Al Meeting di Rimini il confronto sul futuro della professione docente: Ivana Barbacci e i vertici della scuola discutono di burocrazia e libertà.

Professione docente tra burocrazia e libertà: Ivana Barbacci al Meeting di Rimini

Photo by Vitaly Gariev on Pexels

Il peso della burocrazia nella scuola italiana è un nodo che non accenna a sciogliersi. A ridosso dell'avvio del nuovo anno scolastico, il dibattito si sposta in contesti di ampio respiro istituzionale e culturale per interrogarsi sul futuro della funzione educativa.

Il 25 agosto, alle ore 17 presso lo spazio Arena Cdo C1, la segretaria generale della CISL Scuola Ivana Barbacci prenderà parte a un confronto di primo piano al Meeting di Rimini. L'appuntamento, intitolato «Professione insegnante: il docente protagonista tra burocrazia e libertà di insegnamento», vedrà la partecipazione di figure chiave del settore come Carmela Palumbo, capo dipartimento per il sistema educativo di istruzione e formazione del MIM, insieme a Elena Fazi di UCIIM, Esther Fiocco di AIMC e Carlo Di Michele di Diesse nel ruolo di moderatore.

Entrando nel merito del carico lavorativo quotidiano, le rilevazioni dei sindacati e degli istituti di ricerca mostrano un quadro allarmante: si stima che oltre il 30% del tempo di servizio di un insegnante non venga impiegato per la didattica frontale, la preparazione delle lezioni o il confronto diretto con gli studenti, bensì per la compilazione di modulistica, verbali, registrazioni su piattaforme ministeriali e adempimenti legati alla rendicontazione dei progetti. Questo squilibrio temporale incide pesantemente sul benessere lavorativo e contribuisce ad alimentare quel fenomeno di burnout che colpisce un numero sempre maggiore di docenti nelle scuole di ogni ordine e grado.

Il sistema scolastico oscilla tra un'eccessiva burocratizzazione e la spinta verso standard procedurali che rischiano di soffocare l'autonomia del docente.

La riflessione promossa dalle associazioni e dalle sigle sindacali punta a smontare la cosiddetta «scuola dell'adempimento». Ma quanti docenti riescono ancora a concentrarsi sulla didattica pura senza l'assillo delle scadenze amministrative? Il rischio concreto è che la figura del professore perda la sua spinta propulsiva, trasformandosi in un semplice esecutore di pratiche burocratiche.

Il quadro normativo recente, segnato dall'attuazione della riforma del reclutamento e della formazione iniziale introdotta dal PNRR, ha cercato di innalzare gli standard di qualificazione professionale, ma spesso ha finito per stratificare ulteriori adempimenti burocratici sulle spalle del personale. Decreti attuativi complessi, linee guida ministeriali in continua evoluzione e la gestione informatizzata di graduatorie e carriere scolastiche richiedono competenze che esulano dalla tradizionale preparazione disciplinare e pedagogica. Anche il personale ATA, spesso sottodimensionato rispetto ai carichi di lavoro digitalizzati, subisce le ricadute di questo sistema, trasferendo inevitabilmente parte delle tensioni organizzative sul corpo docente.

Nel corso del dibattito si approfondiranno due direttrici fondamentali: la prospettiva pedagogica con il relativo valore etico del lavoro in cattedra e la ridefinizione del profilo contrattuale, un argine necessario per arginare quella che viene definita una vera e propria deriva impiegatizia. Il rinnovo del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) del comparto istruzione e ricerca rappresenta, in questo senso, il banco di prova cruciale per delimitare con precisione i confini della prestazione professionale, valorizzando economicamente e giuridicamente le attività connesse all'insegnamento ed escludendo le mansioni meramente esecutive che nulla hanno a che spartire con il profilo intellettuale del docente.

Per affrontare con successo le sfide della didattica moderna, orientarsi tra le complessità normative e mantenere alta la qualità dell'offerta formativa, i docenti possono arricchire il proprio profilo attraverso percorsi di aggiornamento mirati come quelli offerti dai percorsi abilitanti 60 CFU, utili per consolidare le competenze professionali richieste dal sistema e acquisire quegli strumenti metodologici indispensabili per la progettazione educativa contemporanea.

Fonte: CISL Scuola, comunicato del 17/08/2026

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