Il 29 luglio la 7ª Commissione permanente del Senato riapre ufficialmente i giochi sul disegno di legge n. 545, il provvedimento a prima firma della senatrice Carmela Bucalo che punta a ridisegnare il sistema di reclutamento dei docenti in Italia. Dopo mesi di audizioni e stop tecnici che avevano congelato il testo a fine febbraio, la discussione torna centrale a Palazzo Madama. Sul tavolo c'è un nodo politico e normativo che agita il mondo della scuola da anni, legato al rapporto tra le immissioni in ruolo tramite concorso e quelle dalle Graduatorie Provinciali per le Supplenze.
Il cuore della contestazione risiede nell'articolo 1 del provvedimento. Nella sua formulazione attuale, il testo stabilisce che i docenti inseriti nelle GPS potranno ottenere il ruolo unicamente dopo la totale immissione dei vincitori dei concorsi ordinari. Questa gerarchia trasforma di fatto il canale delle graduatorie in un percorso di seconda fascia, subordinato alle procedure concorsuali.
Per comprendere appieno la portata della riforma, bisogna considerare la struttura attuale del reclutamento scolastico, fortemente influenzata dagli obiettivi legati al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR). La tabella di marcia europea impone al Ministero dell'Istruzione e del Merito l'immissione in ruolo di decine di migliaia di nuovi insegnanti entro il 2026, privilegiando la via dei concorsi a cadenza biennale o annuale. Tuttavia, la cronica carenza di vincitori in alcune regioni — in particolare per le materie STEM (Matematica, Fisica, Informatica) e sul sostegno didattico — ha reso storicamente indispensabile l'attingimento dalle GPS di prima fascia e dagli elenchi aggiuntivi.
Così il nostro percorso di stabilizzazione si allungherà a dismisura, cronometrando il precariato con il contagocce.
Il Coordinamento Docenti Precari non usa mezzi termini per definire lo scenario che si profila all'orizzonte per migliaia di insegnanti storici. La richiesta che i rappresentanti porteranno all'attenzione della Commissione prima della pausa estiva è una modifica radicale del testo. L'obiettivo è ripristinare il principio del doppio canale paritario, destinando il 50 per cento dei posti vacanti alle assunzioni da GPS e il restante 50 per cento ai concorsi tradizionali. Un equilibrio che, secondo i sindacati e le associazioni di categoria, ricalca l'impostazione storica pensata per valorizzare sia il merito selettivo che l'esperienza maturata sul campo.
Le implicazioni pratiche di questa stretta si riflettono direttamente sulla continuità didattica, un tema calcolato con preoccupazione dai dirigenti scolastici di tutta Italia. Sostituire ogni anno centinaia di migliaia di supplenze brevi e annuali con docenti sempre nuovi, anziché stabilizzare chi già conosce i contesti territoriali e le classi, rischia di compromettere la qualità dell'offerta formativa, soprattutto nei territori più complessi o periferici dove il turnover dei supplenti storici è altissimo.
Ma quanti docenti rischiano di subire le conseguenze di questa stretta burocratica? Con migliaia di cattedre coperte ogni anno grazie alle graduatorie provinciali — si stima che oltre il 60% delle assunzioni a tempo indeterminato degli ultimi anni sia avvenuto proprio tramite i canali straordinari da GPS sostegno e prima fascia — la decisione che uscirà dalla seduta del 29 luglio determinerà il futuro professionale di gran parte del personale precario italiano. La maggioranza parlamentare dovrà scegliere se blindare il testo originario o accogliere le richieste di modifica, mentre fuori da Palazzo Madama la mobilitazione informale degli insegnanti resta alta per evitare una lunga attesa.
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