Aprire un profilo social in prima media, intorno agli undici anni, lascia un segno pesante sui voti degli anni successivi. La conferma arriva da una ricerca pubblicata su Nature Human Behaviour e firmata dalle università di Milano Bicocca e Brescia, in collaborazione con il centro Studi Socialis e l'associazione Sloworking.
I ricercatori hanno seguito 5.227 studenti del Nord Italia, incrociando le loro abitudini digitali con i risultati dei test Invalsi di italiano, inglese e matematica rilevati in quattro momenti chiave della carriera scolastica, dalla seconda elementare fino alla seconda superiore.
L'11,2% degli studenti analizzati ha aperto il primo profilo social già durante la scuola primaria. Il momento più diffuso resta la prima media, con il 29,5% dei ragazzi che sbarca sulle piattaforme, seguito da un ulteriore 25% in seconda e dal 18% in terza. Solo il 16,3% resiste fino al primo anno delle superiori, mentre il possesso dello smartphone diventa quasi universale al termine della terza media, toccando il 98% dei preadolescenti.
Questo scenario si scontra con il quadro normativo e le raccomandazioni ministeriali in materia di dispositivi elettronici a scuola. Le recenti circolari del Ministero dell'Istruzione e del Merito hanno ribadito il divieto di utilizzo degli smartphone durante le ore didattiche nelle scuole dell'infanzia e del primo ciclo di istruzione, richiamando l'attenzione sulla necessità di proteggere i minori da derive digitali premature. Tuttavia, il problema non si esaurisce tra i banchi: la ricerca evidenzia come l'abuso domestico e pomeridiano dei social network incida profondamente sui ritmi di sonno, sulla qualità dell'attenzione e, Per questo motivo, sul rendimento accademico a lungo termine.
Confrontando chi ha anticipato i tempi con chi ha atteso almeno le superiori, emergono differenze misurabili. Chi apre il profilo in prima media ottiene, alla fine della terza media, punteggi ai test Invalsi inferiori di 0,22 deviazioni standard in italiano e 0,18 in matematica. Alla fine della seconda superiore il divario in matematica sale a 0,27.
Una riduzione di 0,2 deviazioni standard equivale a circa sei mesi di istruzione in meno per lo studente.
Per dare un termine di paragone, la perdita causata dall'uso precoce dei social rappresenta circa il trenta percento del divario di apprendimento legato al contesto socio-economico familiare. Tra le poche note positive, le competenze di inglese non subiscono flessioni, probabilmente perché la fruizione di contenuti su piattaforme come TikTok e Instagram funge da esposizione informale e costante alla lingua straniera.
Il fattore determinante non è solo l'età di accesso, ma la pervasività dello smartphone nella vita quotidiana. Controllare il telefono prima di addormentarsi o durante i compiti genera una distrazione prolungata che incide direttamente sulla capacità di concentrazione e sui livelli di autoefficacia scolastica.
Per gli insegnanti e il personale scolastico, questi dati offrono uno spunto di riflessione cruciale sull'urgente necessità di introdurre percorsi strutturati di educazione civica digitale. Non basta vietare il device in classe: occorre accompagnare i ragazzi e le famiglie verso un uso consapevole e critico della tecnologia, trasformando la scuola in un presidio di alfabetizzazione mediatica capace di arginare gli effetti collaterali dell'iperconnessione precoce.
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