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Social vietati ai minori di 15 anni: la riflessione di Schettini

Vietare i social ai minori di 15 anni divide l'opinione pubblica. Vincenzo Schettini interviene sul web avvelenato e sul cyberbullismo.

Social vietati ai minori di 15 anni: la riflessione di Schettini

Photo by SAULO LEITE on Pexels

Il dibattito sull'età minima per accedere alle piattaforme digitali torna a infiammare la rete, coinvolgendo questa volta una delle voci più amate dai giovani e dai docenti italiani. Vincenzo Schettini, il professore di fisica noto al grande pubblico grazie al progetto La Fisica che ci piace, ha deciso di dire la sua sulla proposta di vietare l'uso dei social network ai minori di quindici anni, scatenando una valanga di reazioni tra i suoi follower e tra gli addetti ai lavori che ogni giorno vivono le dinamiche scolastiche.

Dietro lo schermo degli smartphone si consuma ormai da anni una deriva che preoccupa famiglie e insegnanti. Il web, nato come piazza virtuale per la condivisione e la crescita collettiva, si è trasformato in un ambiente spesso avvelenato da logiche tossiche, dove la ricerca spasmodica del consenso numerico e l'esposizione precoce al giudizio altrui rischiano di compromettere l'equilibrio psicologico degli adolescenti. Ma quanti ragazzi possiedono davvero gli anticorpi digitali necessari per navigare in sicurezza senza subire la pressione dei social?

La scuola non può limitarsi a demonizzare la tecnologia, ma deve farsi carico di insegnare ai ragazzi il valore e il peso delle parole che scrivono in rete.

La presa di posizione del docente pugliese non punta solo al divieto normativo secco, quanto alla necessità di ripensare il rapporto tra le nuove generazioni e il digitale. Da un lato c'è chi invoca una stretta severa sul modello di quanto già discusso in altri contesti internazionali, dall'altro chi teme che la proibizione pura e semplice finisca per spingere i giovanissimi verso la clandestinità digitale, rendendo ancora più difficile l'intervento educativo da parte di genitori e istituzioni scolastiche.

Intanto, nelle aule di tutta Italia, il tema del cyberbullismo e della gestione consapevole degli strumenti informatici resta un nodo irrisolto che richiede competenze specifiche da parte del personale scolastico. Non basta più conoscere la propria materia di insegnamento, poiché la sfida educativa odierna passa inevitabilmente attraverso la comprensione dei linguaggi digitali e la capacità di guidare gli studenti verso un uso etico della rete.

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