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Sostegno e docenti A046: il nodo del servizio non riconosciuto

Il CNDDU chiede l'intervento del Ministro Valditara per i docenti A046 esclusi dai percorsi di specializzazione sul sostegno per un cavillo burocratico.

Sostegno e docenti A046: il nodo del servizio non riconosciuto

Photo by Kari Alfonso on Pexels

Lavorare sul sostegno per anni e vedersi sbarrare la strada per la specializzazione a causa di un vincolo formale sul grado di istruzione. È questa la paradossale situazione che stanno vivendo diversi insegnanti della classe di concorso A046, Scienze giuridico-economiche, immessi in ruolo con la legge 107/2015. Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani ha deciso di portare il caso direttamente sul tavolo del Ministro dell'Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, chiedendo una revisione urgente dei criteri di accesso ai corsi.

Il nocciolo della questione ruota attorno a un'anomalia amministrativa che penalizza chi ha risposto alle esigenze delle scuole. Molti docenti A046 hanno maturato un'esperienza pluriennale sul sostegno suddividendola tra la scuola secondaria di secondo grado, dove detengono la titolarità, e la scuola secondaria di primo grado. Ma come sono finite queste ore nella scuola media? La risposta sta in un meccanismo ordinario della mobilità scolastica e nella gestione delle supplenze annuali.

Analizzando il quadro normativo di riferimento, il problema affonda le radici nella rigida compartimentazione dei decreti ministeriali che regolano l'accesso ai percorsi di specializzazione per le attività di sostegno (TF), normati originariamente dal DM 249/2010 e dai successivi decreti applicativi. Spesso i bandi delle università richiedono il possesso del requisito di servizio specifico calcolato unicamente sul grado di istruzione in cui si possiede l'abilitazione o la titolarità della classe di concorso, disconoscendo di fatto la polivalenza e la flessibilità richieste dallo stesso Ministero dell'Istruzione nella gestione degli organici di diritto e di fatto.

La richiesta non punta a sconti immotivati, ma a valorizzare un servizio pluriennale realmente svolto tra i banchi.

Le annualità in questione non sono frutto di un percorso autonomo in un altro grado scolastico, bensì il risultato di un'assegnazione provvisoria interprovinciale o provinciale, oppure di completamenti d'orario disposti dagli Uffici Scolastici Territoriali. L'amministrazione ha disposto il trasferimento temporaneo, e i docenti hanno gestito classi, alunni e responsabilità educative a tutti gli effetti. In alcuni casi, gli interessati hanno persino svolto l'anno di formazione e prova proprio nella scuola secondaria di primo grado, certificando sul campo le proprie competenze didattiche e metodologiche di fronte a comitati di valutazione istituzionali.

Le ripercussioni di questo cortocircuito non colpiscono soltanto la sfera personale dei singoli docenti, ma si riflettono negativamente sulla qualità dell'offerta formativa per gli studenti con disabilità. In un momento storico in cui la scuola italiana registra una cronica carenza di insegnanti di sostegno specializzati — con decine di migliaia di posti in deroga assegnati ogni anno a personale non abilitato — escludere docenti già di ruolo che possiedono anni di esperienza sul campo rappresenta una contraddizione logica e amministrativa difficilmente giustificabile. Le stime di settore evidenziano che oltre il 30% delle cattedre di sostegno continua a essere coperto da docenti senza titolo specifico, rendendo paradossale lo sbarramento burocratico imposto a chi invece la specializzazione vorrebbe conseguirla regolarmente.

Il cortocircuito normativo si attiva quando la burocrazia sbatte la porta in faccia a questi insegnanti perché le annualità non coincidono perfettamente con il perimetro della classe di concorso originaria. Il CNDDU sottolinea come un passaggio legato a procedure ministeriali non possa trasformarsi in una penalizzazione professionale. Cosa serve adesso per sbloccare l'empasse? Il sindacato chiede un provvedimento specifico che vada oltre la rigidità formale, esaminando la natura amministrativa del servizio prestato e aprendo le porte dei percorsi abilitanti a chi ha già dimostrato sul campo la propria dedizione all'inclusione.

La speranza del corpo docente coinvolto è che il Ministero intervenga con una nota chiarificatrice o con un emendamento correttivo nei prossimi decreti concorsuali e formativi, equiparando il servizio prestato su diversa classe di concorso o grado d'istruzione tramite procedure autorizzate dall'amministrazione stessa. Nel frattempo, i professionisti della scuola continuano a monitorare l'evoluzione del quadro legislativo, pronti a percorrere ogni via amministrativa e legale per vedere riconosciuto il valore del proprio lavoro quotidiano.

Per approfondire: CEMFORM propone eCampus Specializzazione Sostegno — un percorso mirato per i docenti che vogliono prepararsi al meglio e acquisire il titolo di abilitazione sul sostegno.

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