Il divario economico che penalizza il comparto scolastico rispetto al resto della Pubblica amministrazione continua a far discutere i sindacati. Al centro delle nuove rivendicazioni di Anief c'è la posizione dei Direttori dei servizi generali e amministrativi, figure cruciali per la gestione contabile e amministrativa degli istituti scolastici ma ferme a trattamenti economici distanti dai colleghi di altre amministrazioni centrali.
I numeri messi sul tavolo dall'organizzazione sindacale descrivono una situazione cristallizzata nel tempo, aggravata da anni di blocchi contrattuali e da un sottofinanziamento cronico del comparto Istruzione e Ricerca. Un DSGA percepisce in media meno di 27mila euro all'anno, mentre un funzionario che ricopre ruoli analoghi nei Comuni arriva a circa 29mila euro. Il divario si allarga ulteriormente quando si guarda ai Ministeri, dove la retribuzione media tocca i 37mila euro annui, evidenziando una sperequazione che viola il principio costituzionale della proporzionalità e della sufficienza della retribuzione rispetto alla quantità e qualità del lavoro svolto.
A rendere il quadro ancora più complesso contribuisce l'evoluzione normativa degli ultimi anni, segnata dal passaggio alla contrattazione collettiva nazionale di comparto che avrebbe dovuto uniformare le tutele e le tabelle stipendiali. Tuttavia, nonostante il CCNL abbia formalmente inquadrato il personale nella nuova area dei "Funzionari e delle Elevate Qualificazioni", nella pratica quotidiana gli istituti scolastici continuano a fare i conti con un sotto-inquadramento di fatto. Le responsabilità civili, penali e contabili gravanti sul DSGA — che spaziano dalla gestione del bilancio scolastico alla conformità con il Codice degli Appalti, fino alla sorveglianza sulla sicurezza ex D.Lgs. 81/08 — risultano del tutto analoghe, se non superiori, a quelle dei dirigenti amministrativi di enti locali e ministeri, rendendo l'attuale distanza retributiva non più tollerabile sotto il profilo giuridico e sindacale.
“A parità di trattamento, si applica una disparità di compensi inaccettabile”
Il passaggio alla qualifica di funzionario di elevata qualificazione non ha ancora colmato le distanze. L'obiettivo dichiarato da Alberico Sorrentino, responsabile del dipartimento Condir DSGA Anief, è quello di separare nettamente i due profili esattamente come avviene nelle Funzioni centrali, introducendo una specifica indennità di funzione che riconosca l'autonomia gestionale e la complessità organizzativa delle istituzioni scolastiche autonome. Ma cosa serve davvero per sbloccare la perequazione stipendiale tra le alte professionalità dello Stato? Anzitutto un intervento legislativo ad hoc nella prossima legge di bilancio, capace di stanziare un fondo perequativo dedicato esclusivamente al colmamento del gap stipendiale, sganciandolo dai rinnovo ordinari dei contratti collettivi che, per loro natura, non riescono a sanare storiche sperequazioni intersettoriali.
La questione non riguarda soltanto i vertici amministrativi degli istituti. La forbice economica si estende all'intero personale ATA, con perdite che possono raggiungere i 10mila euro all'anno se confrontate con le retribuzioni medie di altri settori pubblici, penalizzando in particolar modo gli assistenti amministrativi e tecnici che garantiscono l'effettivo funzionamento delle attività didattiche e laboratoriali. A pesare sul clima generale ci sono anche i nodi irrisolti legati alle posizioni economiche e agli incarichi specifici, per i quali il sindacato chiede tutele alla luce delle recenti pronunce della magistratura in materia di mansioni superiori e demansionamento.
Le ripercussioni di questo stato di cose si riflettono inevitabilmente sulla qualità dell'offerta formativa e sull'attrattività stessa della carriera scolastica. Sempre più concorsi per DSGA registrano un numero elevato di posti vacanti o deserti, in particolare nelle regioni del Nord Italia, dove il costo della vita rende economicamente ins sostenibile l'accettazione di un incarico che offre compensi nettamente inferiori rispetto al settore privato o ad altre amministrazioni pubbliche a parità di titolo di studio richiesto (la laurea magistrale). Per invertire questa tendenza, non è sufficiente agire sulle leve concorsuali, ma occorre investire sulla valorizzazione professionale continua e sul riconoscimento economico delle competenze specialistiche.
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