Quando uno studente conclude l’esame di terza media con una valutazione di 9, la reazione attesa in ambito familiare è solitamente di soddisfazione. Tuttavia, in un recente caso giudiziario che ha coinvolto i genitori di un alunno, tale punteggio è stato percepito come un risultato insoddisfacente, spingendo la famiglia a ricorrere al Tribunale Amministrativo Regionale per contestare il giudizio espresso dal consiglio di classe.
La vicenda pone l'accento sulla delicatezza del processo di valutazione docenti e sui confini del sindacato giurisdizionale in ambito scolastico. I genitori, nel presentare il ricorso, sostenevano che il voto finale non rispecchiasse l'effettivo percorso didattico del figlio. Tuttavia, i giudici amministrativi hanno respinto la richiesta, ribadendo un principio cardine dell'ordinamento scolastico italiano: la discrezionalità tecnica del corpo docente.
Il principio di insindacabilità della valutazione
Il TAR ha chiarito che il giudizio espresso dai docenti in sede di esame di Stato non può essere oggetto di revisione da parte dell'autorità giudiziaria, a meno che non si riscontrino vizi di legittimità macroscopici, come l'illogicità manifesta o l'errore di fatto. Nel caso di specie, l'analisi delle prove scritte e orali ha evidenziato la presenza di errori grammaticali e imprecisioni nelle formule matematiche, elementi che hanno giustificato pienamente la decisione del consiglio di classe.
La valutazione dei docenti è espressione di discrezionalità tecnica e, come tale, è insindacabile dal giudice amministrativo, salvo palesi vizi di logica o travisamento dei fatti.
Questa sentenza rappresenta un punto fermo per il personale scolastico, confermando che l'autonomia professionale dei docenti nel valutare le competenze acquisite dagli alunni è tutelata. Il collegio giudicante ha sottolineato come la valutazione non sia un mero calcolo aritmetico, ma il risultato di un'osservazione complessa e continuativa che tiene conto di molteplici parametri didattici.
Per i docenti, tale orientamento giurisprudenziale rafforza la necessità di una documentazione accurata e trasparente del percorso formativo. La capacità di motivare le proprie scelte valutative, basandosi su criteri oggettivi e standardizzati, rimane lo strumento principale per garantire la correttezza dell'azione educativa e proteggere l'istituzione scolastica da contenziosi infondati.
Per approfondire: CEMFORM propone IDCERT DigCompEdu, la certificazione Accredia che attesta le competenze digitali dei docenti, fondamentale per arricchire il profilo professionale e acquisire 2 punti nelle graduatorie GPS.


