Formazione & Certificazioni

Bocciare senza pietà: la provocazione di Giorgio Dell'Arti sulla scuola

Secondo Giorgio Dell'Arti i docenti dovrebbero bocciare senza pietà. La scuola non deve diventare un parcheggio per studenti.

Bocciare senza pietà: la provocazione di Giorgio Dell'Arti sulla scuola

La scuola italiana ha smarrito la sua funzione selettiva e formativa, riducendosi spesso a una struttura di accoglienza diurna per studenti e a un ammortizzatore sociale per le famiglie. A lanciare l'affondo è Giorgio Dell'Arti, firma storica del giornalismo italiano e fondatore del settimanale L'Espresso, intervenuto ai microfoni della trasmissione 'Logos'. Nelle sue riflessioni, l'autore di saggi politici e storici punta il dito contro il progressivo abbassamento dell'asticella accademica e la riluttanza diffusa a utilizzare gli strumenti di valutazione più severi.

I professori devono avere il coraggio di bocciare gli studenti che non dimostrano un'effettiva preparazione. Questa è la sintesi tranchant del ragionamento di Dell'Arti, che contesta apertamente la deriva assistenzialistica degli istituti superiori e secondari. Quando l'aula si trasforma in un semplice deposito temporaneo per i figli, il valore del titolo di studio si svuota e il merito cede il passo al quieto vivere burocratico.

Le conseguenze di questo approccio permissivo si riflettono drammaticamente nei dati sui livelli di apprendimento diffusi periodicamente dall'INVALSI. Le ultime rilevazioni restituiscono un quadro allarmante, con percentuali record di studenti che terminano il ciclo di studi secondari senza aver raggiunto le competenze adeguate in matematica e lingua italiana. Tale divario non fa che acuire il fenomeno della dispersione implicita, ovvero quella condizione in cui gli alunni ottengono il diploma formale ma difettano degli strumenti critici essenziali per l'ingresso nel mondo del lavoro o nell'istruzione terziaria.

Il ruolo dei docenti tra valutazione e responsabilità sociale

Il dibattito sulla severità dei giudizi scolastici si scontra quotidianamente con le pressioni esterne che i professori subiscono da parte dei genitori e degli stessi consigli di classe, preoccupati per le statistiche sugli abbandoni e per i ricorsi al TAR. Ma cosa accade quando la promozione a tutti i costi diventa la regola non scritta del sistema? Gli insegnanti si ritrovano a gestire classi eterogenee dove colmare le lacune di base diventa un'impresa titanica, sottraendo tempo ed energie alla didattica avanzata.

A livello normativo, il quadro è complesso: pur vigendo il DPR 122/2009 in materia di valutazione e validità dell'anno scolastico, l'applicazione concreta dei criteri di non ammissione viene spesso frenata dalla paura del contenzioso amministrativo. Molti istituti preferiscono evitare il contenzioso con le famiglie, scaricando di fatto sul sistema universitario o sul mercato del lavoro il peso di una selezione che la scuola ha abdicato a compiere. Questo clima di generale indulgenza finisce per penalizzare gli studenti meritevoli che investono tempo ed energie nello studio costante.

La scuola non è un deposito per i figli, ma il luogo in cui si forgia la consapevolezza civile e culturale delle future generazioni.

Nel panorama attuale, caratterizzato da riforme continue e dall'introduzione di nuovi percorsi formativi per il personale scolastico — come i percorsi abilitanti per i docenti e l'aggiornamento costante delle competenze informatiche e metodologiche tramite opzioni come la certificazione DigCompEdu — la questione della qualità dell'insegnamento resta centrale. Chi opera ogni giorno dietro la cattedra sa bene quanto sia difficile mantenere standard rigorosi senza ricevere il supporto adeguato dalle istituzioni centrali.

Inoltre, la sfida educativa moderna impone ai docenti non solo il rigore disciplinare, ma anche la capacità di sfruttare al meglio le potenzialità della didattica digitale integrata, affinché la severità della valutazione sia accompagnata da un'efficacia metodologica capace di intercettare le nuove modalità di apprendimento delle giovani generazioni. Senza un adeguato sviluppo professionale e una chiara tutela normativa, il rischio è che il corpo docente si senta isolato di fronte alle pressioni sociali.

Le parole di Dell'Arti riaprono una ferita mai rimarginata nel sistema educativo nazionale, diviso tra l'esigenza di inclusione e la necessità di premiare l'impegno reale. Resta da capire se la classe dirigente e i consigli d'istituto sapranno raccogliere questa provocazione intellettuale per ripensare il senso profondo della valutazione, sottraendola alla logica dei numeri per restituirla alla sua funzione originaria di crescita formativa.

Condividi