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Smartphone ai neonati: via il cartellone choc a Milano

Rimosso a Milano il controverso cartellone pubblicitario con un neonato sullo smartphone. L'intervento riapre il dibattito sui rischi digitali.

Smartphone ai neonati: via il cartellone choc a Milano

Nelle scorse ore, una delle piazze più frequentate di Milano ha cambiato volto. Il gigantesco cartellone pubblicitario che immortalava un neonato intento a utilizzare uno smartphone, accompagnato dallo slogan rassicurante "Tutto ok, è iPhone", è stato definitivamente rimosso. L'iniziativa ha immediatamente acceso il dibattito pubblico, dividendo chi difende la libertà commerciale e chi, come il mondo scolastico, vede in certe immagini la pericolosa normalizzazione di un'abitudine nociva per i più piccoli.

La polemica intorno a questa campagna pubblicitaria non nasce nel vuoto, ma si inserisce in un quadro normativo e culturale europeo e nazionale sempre più attento agli effetti del digitale sui minori. Negli ultimi mesi, diverse istituzioni sanitarie internazionali hanno lanciato allarmi circostanziati: l'esposizione precoce agli schermi prima dei tre anni d'età è associata a ritardi nello sviluppo del linguaggio, difficoltà nella regolazione emotiva e a una progressiva riduzione dei tempi di attenzione spontanea. Non stupisce, quindi, che la vista di un neonato associato a un device tecnologico abbia provocato una reazione così netta da parte della cittadinanza e delle associazioni di categoria.

A esultare per la rimozione è stato Andrea Cangini, direttore dell'Osservatorio Carta, Penna & Digitale della Fondazione Luigi Einaudi. Da tempo in prima linea contro l'iperconnessione precoce, Cangini ha ribadito con forza che non si può e non si deve sdoganare l'uso dei dispositivi mobili nella primissima infanzia. Una posizione che trova terreno fertile tra i banchi di scuola, dove docenti e dirigenti scolastici misurano quotidianamente gli effetti di una digitalizzazione non filtrata sulla soglia d'attenzione degli studenti, registrando un aumento esponenziale di deficit di concentrazione già a partire dalla scuola primaria.

Le evidenze raccolte dagli insegnanti trovano conferma nei dati forniti da recenti ricerche sociologiche, secondo cui oltre il 40% dei bambini sotto i due anni utilizza regolarmente lo smartphone dei genitori come strumento di intrattenimento o, peggio, come "pacere" emotivo. Questa delega educativa involontaria finisce per compromettere la capacità dei più piccoli di tollerare la noia e di sviluppare strategie autonome di problem solving. Il mondo della scuola, pur promuovendo una cittadinanza digitale consapevole, si trova così a dover colmare voragini cognitive ed emotive maturate ben prima dell'ingresso in aula.

"Non si può normalizzare l'utilizzo dei cellulari a quell'età."

Il caso milanese riporta al centro dell'attenzione il rapporto complesso tra infanzia e schermi luminosi, un tema che chiama in causa non solo le famiglie ma anche le istituzioni educative. Ma fino a che punto la comunicazione commerciale può spingersi nell'influenzare i comportamenti dei minori? La rimozione del manifesto milanese dimostra che la sensibilità sociale sul tema sta cambiando, spingendo verso una maggiore tutela dello sviluppo cognitivo ed emotivo dei bambini, richiamando i brand a una maggiore responsabilità etica nella pubblicità rivolta o visibile al pubblico dell'infanzia.

Di fronte a questo scenario in evoluzione, il ruolo del corpo docente sta subendo una trasformazione radicale. Non basta più trasmettere nozioni disciplinari tradizionali; occorre saper guidare gli studenti in un uso critico, misurato e sicuro degli strumenti tecnologici, prevenendo fenomeni di dipendenza e isolamento sociale. Per fare questo, la scuola italiana necessita di investimenti strutturali sulla formazione continua del personale, affinché gli insegnanti non siano lasciati soli a interpretare le complesse dinamiche della contemporaneità digitale.

Gestire la transizione digitale nelle aule richiede oggi competenze ben diverse rispetto al passato, passando attraverso una formazione mirata che aiuti i docenti a orientare l'uso della tecnologia senza subirne gli eccessi.

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