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Smartphone ai neonati: il cartellone di Milano che fa discutere

Un maxi cartellone a Milano mostra un bimbo con l'iPhone. L'Autorità garante e Daniele Novara denunciano il baby-sitting elettronico precoce.

Smartphone ai neonati: il cartellone di Milano che fa discutere

Photo by MOHI SYED on Pexels

Un cartellone pubblicitario di enormi dimensioni, affisso sul ponte che attraversa via Melchiorre Gioia nel quartiere Isola a Milano, ha riacceso il dibattito sulla sovraesposizione dei più piccoli agli schermi. L'immagine ritrae un bambino di età inferiore ai due anni che sorride stringendo in mano un iPhone, accompagnato dallo slogan "Tutto ok, è iPhone" e dal logo di una nota compagnia telefonica. La segnalazione di una cittadina all'Autorità garante per l'infanzia e l'adolescenza ha fatto emergere tutta la preoccupazione per una comunicazione commerciale che banalizza la fruizione precoce dei dispositivi digitali.

L'accostamento tra le mani sporche di pappa della prima infanzia e uno strumento tecnologico progettato per catturare l'attenzione in modo continuo ha spinto Marina Terragni, Autorità garante per l'infanzia e l'adolescenza, a definire le osservazioni della segnalante pienamente condivisibili. A livello internazionale il dibattito sull'età minima di accesso al digitale è aperto da tempo, mentre campagne pubblicitarie di questo tipo rischiano di normalizzare una pratica rischiosa per lo sviluppo psicologico e cognitivo. La segnalazione è stata trasmessa ad Agcom, Agcm e Iap per le verifiche del caso, puntando il dito contro una mercificazione dell'infanzia che svilisce i Patti Digitali e gli sforzi educativi delle famiglie.

Le raccomandazioni della comunità scientifica internazionale, in particolare dell'Organizzazione Mondiale della Sanità e dell'American Academy of Pediatrics, sono estremamente rigide: zero esposizione agli schermi per i bambini sotto i due anni e un limite massimo di un'ora al giorno per la fascia d'età prescolare. Ciononostante, i dati raccolti dall'Osservatorio sui consumi digitali mostrano una realtà opposta, in cui oltre il 40% dei minori di tre anni utilizza regolarmente smartphone e tablet per più di un'ora al giorno, spesso come strumento per placare i capricci o facilitare la gestione domestica durante i pasti.

Sulla stessa linea si è espresso il pedagogista Daniele Novara, che ha ammesso di aver inizialmente pensato a una provocazione ideata da un ufficio marketing. Confessando di aver stentato a credere alla veridicità del manifesto, Novara ha puntato il dito contro la spavalderia di utilizzare commercialmente bambini piccolissimi proprio mentre la comunità scientifica internazionale mette in guardia contro la dipendenza da schermo.

Sento molto pericolo in questo cartellone, non solo per i bambini e le bambine, ma per tutti noi. È l'ora della ribellione.
Il pedagogista ha sottolineato come l'opinione pubblica e diversi governi stiano provando a limitare l'accesso virtuale per tutelare le fasi evolutive reali, rendendo questa campagna pubblicitaria una pericolosa inversione di tendenza.

Di fronte a questa deriva commerciale, diversi Paesi europei stanno correndo ai ripari introducendo linee guida ministeriali più severe e limitando l'uso dei dispositivi personali all'interno delle strutture scolastiche dell'infanzia e della primaria. In Italia, il dibattito si scontra con la carenza di una regia pedagogica strutturata che educhi i nativi digitali prima che lo facciano gli algoritmi delle grandi piattaforme. Questo vuoto educativo si ripercuote inevitabilmente sui banchi di scuola, dove il personale docente si trova a gestire deficit di attenzione, difficoltà nella motricità fine e una progressiva erosione delle capacità di socializzazione e empatia tra pari.

Il fenomeno del cosiddetto baby-sitting elettronico mette in luce quanto sia urgente una solida alfabetizzazione digitale nelle scuole e nelle famiglie, capace di arginare la deriva dei dispositivi usati come surrogato educativo. Per i docenti che affrontano quotidianamente in classe le conseguenze di questa esposizione precoce, comprendere le dinamiche del mondo digitale e le sue implicazioni pedagogiche non è più un optional. Diventa invece centrale dotarsi di competenze certificate in grado di orientare la didattica verso un uso consapevole e misurato delle tecnologie, trasformandole da strumenti di distrazione in veri alleati della crescita cognitiva.

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