L'avvio dell'anno scolastico porta con sé vecchie ferite mai del tutto rimarginate nel sistema dell'istruzione italiana. Il quadro delineato dagli ultimi dati statistici dimostra quanto la gestione delle cattedre di sostegno resti legata a logiche di emergenza, penalizzando pesantemente gli studenti più fragili e le loro famiglie. Ma cosa succede realmente dietro le quinte delle segreterie scolastiche nei primi mesi di lezione?
I numeri parlano chiaro e non lasciano spazio a interpretazioni consolatorie. Secondo il rapporto ISTAT sull'inclusione scolastica, gli studenti con disabilità iscritti nelle aule italiane hanno raggiunto quota 377 mila, rappresentando ormai il 4,8% della popolazione scolastica complessiva. Nonostante un incremento del 6% nel numero complessivo dei docenti e una crescita dei docenti specializzati passati dal 63% al 78% in un quinquennio, il sistema continua a mostrare falle strutturali impressionanti. Restano infatti circa 57 mila i professionisti in cattedra privi del titolo di specializzazione, una cifra che evidenzia la cronica difficoltà nel reperire personale formato.
A pesare su questa dinamica non è solo la carenza numerica, ma la farraginosità dei percorsi di accesso e l'esaurimento costante delle graduatorie ordinarie. Spesso le scuole si trovano costrette a ricorrere alle cosiddette MAD (Messe a Disposizione) e ora agli interpelli straordinari previsti dalle recenti disposizioni ministeriali, attingendo da elenchi di candidati che, pur animati dalla migliore buona volontà, affrontano le complessità della didattica speciale senza il bagaglio metodologico ed empatico indispensabile. Questo si traduce in un sovraccarico operativo anche per il personale amministrativo e i collaboratori scolastici, chiamati a gestire un turnover continuo di nomine, revoche e prese di servizio che paralizza la normale attività d'ufficio.
Il nodo centrale della questione riguarda la stabilità del percorso educativo. Nel corso dell'anno, ben il 59,7% degli alunni con disabilità si ritrova a fare i conti con un cambio dell'insegnante di sostegno. Questo significa che quasi sei studenti su dieci perdono il punto di riferimento adulto costruito con fatica nei mesi precedenti, vanificando spesso le strategie didattiche e relazionali faticosamente messe a punto. A peggiorare il quadro contribuiscono i ritardi cronici nelle nomine: all'inizio delle lezioni, oltre il 22% dei posti risultava scoperto, e la situazione persisteva anche a un mese dal primo squillo di campanella. Le conseguenze di questa instabilità cronica si ripercuotono direttamente sulla socializzazione e sull'apprendimento, compromettendo il Piano Educativo Individualizzato (PEI) che, per definizione, necessita di una coerenza d'intenti e di una continuità d'azione che mal si concilia con contratti a tempo determinato di pochi mesi.
L'inclusione non può essere un diritto a tempo determinato.
Di fronte a questa emergenza continua, il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani (CNDDU) ha rilanciato con forza l'allarme, richiamando anche la decisione del Comitato europeo dei diritti sociali del Consiglio d'Europa, che in passato ha già sanzionato l'Italia per il mancato rispetto dei diritti degli alunni con disabilità, in particolare per la reiterazione di contratti di supplenza in violazione delle normative comunitarie e per la scarsa tutela della continuità didattica. La richiesta formale mossa al Ministero dell'Istruzione e del Merito e al Parlamento punta a trasformare la continuità didattica in una vera e propria responsabilità istituzionale. Non basta più coprire i posti numericamente prima dell'inverno; occorre programmare gli organici in anticipo, trasformare l'organico di fatto in organico di diritto per decine di migliaia di posti oggi precari e blindare la specializzazione dei docenti per garantire che il diritto allo studio sia effettivo e non nominale.
Le stesse associazioni di categoria e i sindacati scolastici insistono sulla necessità di riformare i cicli di specializzazione (i cosiddetti cicli del TFA Sostegno), rendendoli strutturali, ad accesso programmato ma con un'offerta formativa realmente aderente al fabbisogno reale dei territori, evitando il paradosso di regioni in cui il personale abbonda e altre, soprattutto al Nord, cronicamente sguarnite. Solo attraverso una pianificazione pluriennale che consideri l'inclusione non un costo accessorio, ma il pilastro fondamentale della qualità dell'offerta formativa pubblica, sarà possibile colmare il divario tra la normativa d'avanguardia di cui l'Italia dispone sulla carta e la realtà quotidiana vissuta nelle aule.
Per affrontare la complessa sfida della specializzazione e dell'aggiornamento costante, i docenti che guardano alle prossime graduatorie e ai percorsi abilitanti possono contare su strumenti formativi mirati.
Per approfondire: CEMFORM propone eCampus Specializzazione Sostegno — il percorso universitario pensato per i docenti precari che vogliono acquisire il titolo ufficiale per l'insegnamento di sostegno e rispondere alle richieste della scuola pubblica.


