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Violenza e social: la criminologa Roberta Bruzzone analizza i giovani

La criminologa Roberta Bruzzone spiega come i social network amplifichino il conflitto giovanile

Violenza e social: la criminologa Roberta Bruzzone analizza i giovani

Photo by Pixabay on Pexels

Il conflitto tra i banchi di scuola e fuori non si combatte più faccia a faccia, ma passa inevitabilmente attraverso l'obiettivo di uno smartphone. Ospite della rubrica I Protagonisti di Orizzonte Scuola, condotta da Francesco Bunetto, la psicologa forense e criminologa Roberta Bruzzone ha offerto una lettura spietata e lucida del disagio giovanile contemporaneo. Quando una lite viene immortalata e diffusa in rete, perde la sua dimensione privata per diventare uno show a tutti gli effetti.

Secondo l'analisi dell'esperta, la presenza costante di una videocamera attiva un meccanismo psicologico ben preciso. Trasforma la realtà in una performance aperta a un pubblico, reale o potenziale che sia, dove la sopraffazione fisica viene percepita come l'unico modo per lavare un'offesa. Ma quali sono le reali motivazioni che spingono i ragazzi a riprendere le proprie aggressioni? La risposta risiede in una pericolosa ricerca di identità digitale.

La presenza della videocamera crea in automatico l’effetto pubblico anche quando il pubblico non c’è.

Visibilità e approvazione online sono ormai equiparate al potere puro e semplice. Molti adolescenti indossano maschere di forza e dominanza per mostrarsi imbattibili, totalmente incapaci di cogliere il peso reale delle proprie azioni criminali. La priorità assoluta diventa la pubblicazione di un contenuto che restituisca un'immagine vincente, incuranti delle conseguenze legali e morali che derivano da tali comportamenti.

Le ripercussioni di questo fenomeno non si esauriscono nel perimetro del web, ma producono effetti devastanti anche sul piano giudiziario e disciplinare. Recenti interventi normativi e circolari ministeriali hanno acceso i riflettori sulla responsabilità penale dei minorenni, ricordando che la diffusione di video di violenze, bullismo o cyberbullismo integra spesso reati specifici, come la diffamazione aggravata, le lesioni personali o la diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti (il famigerato revenge porn, applicato anche a contesti di umiliazione generica). Le sanzioni disciplinari interne agli istituti scolastici — dalla sospensione all'esclusione dallo scrutinio finale — si scontrano tuttavia con la necessità di un intervento che sia prima di tutto preventivo e rieducativo, anziché puramente punitivo.

I dati diffusi dalle forze dell'ordine e dagli osservatori sulla criminalità minorile parlano chiaro: negli ultimi tre anni si è registrato un incremento preoccupante dei reati commessi da minori in gruppo, spesso immortalati proprio a scopo di emulazione o per ottenere consenso sui social network più frequentati, come TikTok e Instagram. In questo scenario, il personale scolastico si trova in prima linea a fronteggiare emergenze per le quali la tradizionale formazione accademica non sempre fornisce gli strumenti adeguati. Docenti e personale ATA lamentano spesso una solitudine operativa di fronte a episodi di devianza sempre più complessi, dove la gestione della classe richiede competenze di mediazione dei conflitti, ascolto attivo e riconoscimento precoce dei segnali di disagio emotivo.

Il sistema dei social media agisce come un catalizzatore potentissimo in un ecosistema già fortemente compromesso. Da una parte ci sono famiglie spesso disorientate, dall'altra adulti che hanno perso autorevolezza e adolescenti intrappolati in una fragilità emotiva profonda. Le piattaforme non creano il disagio dal nulla, ma lo amplificano, trasformando frustrazioni e devianze in contenuti virali.

Per arginare questa deriva, la scuola deve evolvere da semplice luogo di trasmissione di saperi a presidio civico ed emotivo. L'Osservatorio Nazionale sull'Adolescenza evidenzia come la scuola sia l'unico contesto istituzionale capace di intercettare precocemente le richieste d'aiuto inCaspian, purché i docenti siano messi nelle condizioni di leggere i codici comunicativi delle nuove generazioni senza pregiudizi. Integrare la didattica con moduli di educazione civica digitale e potenziare gli sportelli di ascolto psicologico non sono più opzioni accessorie, ma urgenze indifferibili per ricostruire quel patto di corresponsabilità educativa tra scuola e famiglie che oggi appare drammaticamente sfilacciato.

Comprendere queste dinamiche sociali diventa il primo passo indispensabile per chi opera ogni giorno nel settore dell'istruzione e deve gestire contesti complessi. Per approfondire gli aspetti legati al benessere emotivo e alla gestione delle dinamiche relazionali in classe, CEMFORM propone eCampus Master Psicologia Scolastica — un percorso formativo avanzato per comprendere a fondo le problematiche psicologiche degli studenti e intervenire con efficacia.

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