Lavorare a scuola spesso significa coprire turni massacranti, saltare la pausa o arrangiarsi con un pranzo frugale consumato in fretta tra una lezione e l'altra. Una realtà quotidiana che tocca migliaia di insegnanti e dipendenti amministrativi, tecnici e ausiliari, costretti a fare i conti con un trattamento economico che non contempla il diritto al pasto durante i rientri pomeridiani o le attività extracurriculari. La situazione rischia di sbloccarsi grazie a una nuova iniziativa sindacale e associativa che punta a ribaltare lo scenario.
Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani (CNDDU) ha appena formalizzato una richiesta ufficiale indirizzata direttamente al ministro dell'Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara. Sul tavolo c'è un'idea precisa: istituire un fondo nazionale specifico per i buoni pasto destinato a tutto il personale della scuola, colmando finalmente un vuoto normativo che dura da troppi anni e che penalizza chi garantisce il tempo prolungato e i servizi pomeridiani negli istituti.
Il personale scolastico merita tutele concrete e il riconoscimento dei diritti fondamentali durante le ore di servizio prolungato.
Ma quanti istituti garantiscono oggi questo supporto logistico ed economico ai propri dipendenti? La risposta è quasi nessuno, se si escludono rare eccezioni legate a specifici accordi di ente locale o a situazioni di convitto. Il Ministero dovrà valutare la fattibilità economica della misura, inserendola magari all'interno delle prossime manovre di bilancio o dei tavoli di contrattazione collettiva nazionale, dove il tema del welfare scolastico torna ciclicamente al centro del dibattito senza però trovare mai una copertura finanziaria stabile.
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