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Stipendi ATA e buoni pasto: la posizione di Gilda

Buoni pasto e stipendi ATA al centro del dibattito sul rinnovo contrattuale. Le richieste del sindacato Gilda per il personale scolastico.

Stipendi ATA e buoni pasto: la posizione di Gilda

Il rinnovo del contratto scuola continua a far discutere i tavoli sindacali, specialmente quando si affronta il nodo cruciale degli stipendi del personale amministrativo, tecnico e ausiliario. Lo scorso 22 luglio si è tenuto l'ultimo incontro all'Aran dedicato alla parte normativa, un confronto che riprenderà ufficialmente a settembre, mentre la partita economica è stata chiusa in via definitiva lo scorso 1° luglio.

Analizzando il quadro finanziario delineato negli ultimi mesi, emerge chiaramente come gli aumenti medi previsti dal CCNL del comparto Istruzione e Ricerca si muovano all'interno di una forbice compresa tra i 130 e i 160 euro lordi mensili a seconda dei profili. Una cifra che, se rapportata all'indice IPCA (Indice dei Prezzi al Consumo Armonizzato per i Paesi dell'Unione Europea) registrato nel triennio di riferimento, evidenzia uno scollamento notevole rispetto alla perdita di potere d'acquisto stimata dai principali istituti di statistica in oltre il 15%. I dati raccolti confermano che l'inflazione cumulata ha eroso in modo significativo i salari reali di dipendenti pubblici che, nel caso dei collaboratori scolastici e degli assistenti amministrativi, partono già da retribuzioni iniziali tra le più basse dell'intera pubblica amministrazione europea.

In questo scenario di trattative complesse, le voci dal mondo sindacale non mancano di sollevare questioni di fondo sulla sostenibilità economica del lavoro scolastico. Durante un recente intervento, Patrizia Castellana, coordinatrice nazionale della Gilda per il settore ATA, ha commentato l'introduzione dei buoni pasto definendola un supporto utile, ma insufficiente a colmare il divario retributivo che penalizza i lavoratori delle segreterie e dei collaboratori scolastici.

"Preferirei che un ATA guadagnasse duemila euro al mese anziché ricevere i buoni pasto", ha dichiarato senza troppi giri di parole la rappresentante sindacale, rimarcando come il potere d'acquisto delle famiglie e dei dipendenti pubblici sia stato eroso dall'inflazione degli ultimi anni.

Il dibattito sui buoni pasto accende i riflettori su una disparità storica che affligge il comparto pubblico rispetto al settore privato, dove il welfare aziendale rappresenta spesso un'integrazione strutturale e non un mero palliativo. Per il personale ATA, la cui presenza quotidiana garantisce il funzionamento logistico e burocratico degli istituti, le misure di welfare una tantum non rispondono alla richiesta di dignità professionale avanzata dalle sigle sindacali. A ciò si aggiunge il tema delle risorse complessive stanziate dalla legge di bilancio, ritenute insufficienti dai rappresentanti dei lavoratori per coprire non solo l'inflazione passata, ma anche per finanziare un reale avanzamento di carriera all'interno delle nuove aree professionali introdotte dall'ordinamento professionale riformato.

La questione salariale si scontra quotidianamente con le responsabilità crescenti richieste agli assistenti amministrativi e ai tecnici informatici, figure che gestiscono pratiche complesse senza un riconoscimento economico adeguato alle mansioni svolte. Basti pensare alla mole di adempimenti legati alla transizione digitale, alla gestione delle piattaforme ministeriali per la rendicontazione dei fondi PNRR, alla contrattazione integrativa d'istituto e al trattamento giuridico ed economico del personale neoassunto. Compiti ad alta specializzazione che spesso ricadono su unità di personale sottodimensionate a causa dei vincoli sul turn-over e del blocco parziale delle assunzioni, costringendo i lavoratori a sobbarcarsi carichi di lavoro straordinari non sempre compensati da un adeguato fondo d'istituto.

Mentre l'Aran e i sindacati discutono sui dettagli normativi in vista dell'autunno, la distanza tra le aspettative dei lavoratori e le risorse effettivamente stanziate resta un tema aperto che fatica a trovare una soluzione strutturale. Le prossime tappe della trattativa dovranno sciogliere i nodi legati alla revisione dei profili professionali, alla valorizzazione del personale con incarichi specifici e alla definizione di criteri più equi per la mobilità e la formazione obbligatoria, elementi imprescindibili per modernizzare la macchina amministrativa della scuola italiana.

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