Il futuro della protezione sociale in Europa si decide partendo dai numeri dell'invecchiamento demografico e dalla velocità della transizione digitale. Durante il secondo CEO Roundtable di ESIP a Bruxelles, come illustrato nella nota ufficiale dell'Istituto, il presidente dell'INPS Gabriele Fava ha avanzato una proposta concreta in vista dei prossimi anni: un forum globale del welfare da tenere a Roma nel giugno 2027, anticipato da un osservatorio permanente.
Le cifre presentate ai vertici degli enti previdenziali europei lasciano poco spazio ai dubbi. Attualmente l'Unione Europea conta circa tre persone in età lavorativa per ogni cittadino over 65, ma le stime indicano che la quota scenderà a meno di due entro la fine del secolo. A questo squilibrio si sommano l'impatto dell'intelligenza artificiale sul mercato del lavoro, la denatalità e la crescente mobilità professionale tra i vari Stati membri.
Analizzando il contesto economico, la pressione sui sistemi pensionistici e assistenziali si inserisce in un quadro normativo europeo in continua evoluzione, che richiede agli Stati membri di armonizzare le politiche di bilancio con la sostenibilità del welfare state. Il Patto di Stabilità e Crescita riformato impone infatti una rigorosa attenzione al debito pubblico, spingendo i governi a trovare soluzioni innovative per finanziare la spesa sociale senza penalizzare la crescita economica. In Italia, questo scenario si riflette direttamente sulle prospettive di riforma del comparto pubblico e privato, dove la gestione del personale e la programmazione delle uscite e delle entrate rappresentano nodi cruciali per la tenuta dei conti pubblici.
«Viviamo più a lungo, ed è la più grande conquista dell’Europa del Novecento. Nascono meno bambini, ed è la sfida che segnerà questo secolo».
Le trasformazioni tecnologiche e demografiche non risparmiano alcun settore lavorativo, compreso quello della pubblica amministrazione e della scuola. Per il personale docente e amministrativo, tecnico e ausiliario (ATA), l'evoluzione del welfare pubblico si traduce nella necessità di una maggiore flessibilità e di nuovi strumenti di previdenza complementare. L'adeguamento delle competenze digitali, promosso anche attraverso i fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) e le specifiche linee guida ministeriali sulla formazione continua, diventa lo strumento principale per garantire la stabilità occupazionale in un mercato del lavoro sempre più automatizzato. La transizione digitale impone infatti un aggiornamento costante delle competenze, trasformando la formazione non più come un'opportunità opzionale, ma come un pilastro fondamentale della sicurezza professionale a lungo termine.
Per affrontare queste sfide strutturali, l'Osservatorio permanente proposto dall'INPS si propone di analizzare l'impatto dei cambiamenti demografici sulle carriere discontinue, un fenomeno che riguarda in particolare le giovani generazioni e i lavoratori precari. Secondo i dati preliminari diffusi dai principali istituti di statistica europei, la frammentazione dei percorsi lavorativi rischia di ridurre drasticamente l'ammontare delle future pensioni, rendendo indispensabile l'adozione di ammortizzatori sociali europei integrati e di nuove forme di sostegno al reddito durante i periodi di inattività o di transizione professionale.
Per evitare di rincorrere le emergenze, il nuovo osservatorio agirà come un think tank tecnico e scientifico aperto agli esperti e alle istituzioni comunitarie. L'obiettivo dichiarato dai vertici dell'INPS, presenti a Bruxelles insieme al direttore generale Valeria Vittimberga, non è la creazione di un nuovo livello burocratico, quanto piuttosto uno spazio di condivisione di dati e strategie per salvaguardare il modello sociale europeo di fronte ai cambiamenti geopolitici ed economici dei prossimi decenni.
Il percorso di avvicinamento al Forum Globale di Roma nel 2027 vedrà il coinvolgimento attivo delle università, dei centri di ricerca e delle parti sociali, chiamati a redigere white paper tematici su sostenibilità previdenziale, intelligenza artificiale e denatalità. Questo approccio multilaterale mira a costruire un linguaggio comune tra i diversi Stati membri dell'Unione, superando le frammentazioni nazionali che storicamente hanno rallentato risposte coordinate alle grandi crisi economiche e sociali.


